Non credevo che la ripresa sportiva quest’anno sarebbe stata così faticosa. Ho già ricominciato da qualche settimana ma questi giorni ho ricominciato con il il pilates serio e pensavo di morire. Zero equilibrio e tenuta, gambe e addominali pesanti come macigni. L’allungamento per fortuna ancora tiene. Insomma, c’è da lavorare assai e devo rafforzarmi, in tutto. Anche a lavoro si sta tornando a regime, un sacco di nuovi progetti da coordinare e tante responsabilità e sono abbastanza gasata. Se penso a quando ho iniziato, gestendo “paginette”, mentre ora coordino progetti. Insomma è esaltante. Mi sento sempre più Peggy Olson, anche se non proprio come segretaria ho iniziato, di strada comunque ne ho fatta. Mettiamoci uno smalto da siura va, ché settimana prossima abbiamo un po’ di riunioni serie.
Se…ttembre
Settembre settembre, ma quando arrivi? Sicuro che arrivi domani o quest’anno ci fai qualche scherzo? E quando arriverai, cosa ci porterai? Provo ad esprimere qualche desiderio…
In primis della pioggia, ti prego, ma della pioggia vera, che si porti via questa afa assurda, il sudore, lo zozzume da macchine e strade. E magari qualche grado in meno così ci si inizia a coprire tutti un pochino di più. Qui è da maggio che si gira in canottiera e improbabili mise.
Vorrei sapere chi è che ha detto che l’estate ci rende più belli. Se sei fico e tonico e hai gusto, altrimenti io vedo per lo più uomini (ma anche molte donne) vestiti in modo improponibile, abiti pezzati, la gente bianchiccia tipo me fa senso e gli abbronzati lo sono sempre fin troppo e hanno un’aria così volgare.
Vorrei tornare ai miei capelli lisci, di piastra ovviamente, e non questi chignon strizzati che mettono in risalto tutta la mia aureola sempre più bianca.
Sicuro è che ci toglierai la luce, qui alle 20 è già sera e andrà sempre peggio, ma la colpa è sempre di ottobre, vero? Però le zanzare sono compito tuo, mi raccomando: mai come quest’anno mi hanno massacrata e non ne posso più. Riprenditele, grazie.
Poi mi toglierai cibo e alcol e aperitivi, perché toccherà tornare dalla Giada e ricominciare a darci una regolata. Basta che ti riprendi almeno 3 kg però. Poi me la vedo io con l’inverno.
E gli amici? Me li riporti da mete esotiche e non? Che siamo ancora tutti un po’ dispersi qua e là?
Spero arrivi anche qualche serie tv nuova, che sono dovuta tornare ai grandi classici anche se dedicarmi di più alla lettura non mi dispiace visto che devo anche preparare un nuovo incontro sulle fotografe.
Portaci anche qualche cliente e lavoro nuovo, perché senza troppo stress o riunioni infinite non sappiamo stare.
E gli studenti? Mi raccomando! Almeno 60, lo sai. Ché abbiamo anche i muri tutti intonacati e se dio vuole anche il parquet nuovo.
Insomma, io ci conto, ti aspetto. Tutti ti aspettano con ansia, non sempre positiva ma tant’è. Tu sbrigati e non ci deludere.
Di rientri e di vecchiaia
E come ogni agosto, se questo mese non fosse già troppo pesante, invecchio di un altro anno e mi avvicino sempre più irrimediabilmente agli anta. L’unica consolazione a cui mi aggrappo è che per QUEL compleanno, vorrò essere lontana, molto lontana.
È stato comunque un compleanno molto soft e tranquillo, visto anche che a Roma ancora non c’è praticamente nessuno, i miei baldi colleghi mi hanno offerto il pranzo e a cena me ne sono stata col marito.
È finita anche questa prima settimana di rientro, devo dire decisamente tranquilla e lenta. Sono rientrata anche in palestra, nei pantaloni aimè rientro ancora un po’ a fatica, così come nella vita di tutti i giorni. Panni e pulizie che si accumulano, pranzi e cene che nessuno ha voglia di cucinare, spese che si procrastinano e questa estate infinita e caldissima che penso ci attanaglierà ancora per un bel po’.
Comunque siamo qui, più o meno pronti per settembre…
Diario Scandinavo
Rieccoci, i miei amati rientri. Ne approfitto di questo “ultimo giorno di ferie” per fare tutto quello che, probabilmente, da lunedì non potrò fare, tra cui il mio diario di viaggio.
Nonostante la sveglia alla stra alba con il volo più early che abbia mai preso (5.40, ora locale 4.40) sono qui in piedi, dopo una bella doccia, svariati bidet e finalmente del buon vino bianco che non costi quanto la mia quattordicesima. Lo sapevo che sarebbe volato questo viaggio, come sempre ma forse più del solito perché è stato davvero un viaggio della “madonna”, uno di quelli che avevo nella lista desideri da una vita. Che alla fine tornare neanche mi dispiace, se non fosse che c’è la botta del rientro al lavoro e che per la prossima vacanza come si deve dovrò aspettare un anno. Ma 14 giorni non sono pochi specie quando vai così lontano perché, come vi dicevo la volta scorsa, non serve cambiare continente per sentirsi in un posto così avulso dalla tua vita di tutti i giorni. Abbiamo fatto quasi 3.000 km (1970 per la precisione) attraversando tre stati meravigliosi: la Finlandia (Lapponia), la Norvegia, la Svezia e la Finlandia again. Come sempre, abbiamo fatto itinerari poco battuti, salvo tappe che per molti sono intermedie per raggiungere Capo Nord dove noi, come sempre alternativi, non siamo più andati. Era un itinerario incentrato sulla popolazione Sami, degli indigeni locali ancora molto radicati in queste zone, ma come era facile preventivare, senza eventi né guide (nonostante le avessi contattate ma, perse nelle tundra, non mi hanno più cagata) non abbiamo avuto modo di incontrarli, almeno come piace a noi, ossia fotograficamente parlando. Questo quindi se vogliamo il primo rammarico: come oramai sappiamo bene, seguendo queste minoranze, ai tempi di oggi salvo occasioni particolari la gente, seppur tradizionalista, non è che va in giro con i costumi antichi normalmente, quindi se per i Setu abbiamo cercato e scelto occasioni e feste, in questo caso si svolgono principalmente nell’inverno più freddo del mondo, quindi forse qualche tappa potevamo anche evitarcela, predilegendo qualche itinerario più battuto.
In Lapponia puoi trovare renne e parrucchieri ovunque ma anche qui, per trovare un caffè o un ristorante o un minimo di vita, puoi fare svariati km nella tundra. La tundra, ossia la natura più selvaggia. Ora, io non sono mai stata in Africa e spero prima o poi di trovare il coraggio di andare, ma vi assicuro che anche fare km e km in mezzo al nulla, alla natura più selvatica e inospitale, fatta solo di alberi rinsecchiti e laghetti ha qualcosa di mistico. E spaventoso. Puoi fare km interi senza incontrare auto o paesi, ti sale un misto di ansia ed eccitazione, è una sensazione indescrivibile, ma bellissima. Per chi non ha paura della solitudine. Poi, arrivi alla spavalderia dei fiordi, non quelli ghirigori e blasonati, con i negozietti e gli alberghetti fichi, ma quelli dove sei tu, il vento, il gelo e le casette rosse e quel blu così intenso che ti acceca e si infrange con il nero delle montagne selvagge e ti fa cacare sotto. Ora che faccio, pensi? Ti si taglia il respiro, la pancia viene indentro, come durante un atterraggio. Poi respiri di nuovo e sbatti gli occhi. Minchia, pensi. E ascolti. Quel silenzio carico di vento e sale e sole vite che non capirai mai. E rivedi la tua infanzia, i tuoi sogni, pensi al passato, al futuro oppure non pensi e respiri e basta, a pieni polmoni e mente svuotata. Non sei nessuno, la natura vince, sempre. Io i fiordi non li dimenticherò mai. E ci tornerò, cascasse il mondo. Inizio a mettere di nuovo i soldi da parte. Perché aimè è così, qui la vita, almeno come la viviamo noi, con le nostre comodità, soprattutto in vacanza, è cara. Poi se ti adatti la svanghi. Ma gli alberghi comodi, le cenette, le birrette, beh ogni cosa la devi centellinare.
Poi ci sono anche le cittadine di frontiera, perché qui i confini sono così labili che sembrano non esserci pur essendoci. Cittadine la cui storia è stata distrutta, rase al suolo, e che ora è facile additare come impersonali o squallide. Io le ho osservate, a volte colta da un po’ di malinconia, lo ammetto, ma pensavo a quanto fossero vere invece, nella loro diversità.
La lapponia volendo può essere un luna park, specie d’inverno e loro lo sanno bene, avoglia. paghi tutto, è tutta una experience dai 100 euro in su, forse la loro rivincita contro tutte le nostre facilità, a partire da quelle atmosferiche. Ma è proprio dai tour che bisogna stare lontanti e cercare di alloggiare nelle case, nei camping veri dove di renne e cani ne trovi appena ti svegli, alla tua finestra, senza dover pagare anche 3 euro per dargli dei licheni. Perché poi qui è “facile” venire con la neve, l’aurora boreale (che a quanto pare abbiamo sfiorato di un soffio) ma la vita qui c’è anche d’estate, quando sembra non esserci nulla, nonostante le guide blasonate scritte da copy più bravi (forse) di me, ma c’è e devi cercarla tu. Se poi sei un impavido camminatore e scalatore, trovi l’Eldorado.
Ad ogni modo, non essendo io nessuna di questi, ecco la mia personale classifica:
1.I fiordi, come vi dicevo. Strade che sembrano non finire mai o essere più insulse della Roma-Carsoli, poi giri l’angolo e tak, ti si mozza il fiato.
2. La natura lappone. Irriverente, imprevedibile, noiosa e varia e allo stesso tempo. Esci col grigio che ti annaglia e dopo poche ore quel cielo si arizigogola di blu e celeste che si riflette nei laghi, nelle pozze, nel cielo stesso. E poi quella luce onnipresente e rassicurante, che anche quando vai a dormire sai che c’è, potrà risposare un po’, nelle poche ore di crepuscolo si rilassa, ma poi ritorna subito e ti infonde un sacco di energia.
3. Babbo Natale, sì aimè per gli amanti del Natale il paesetto di Babbo Natale a Rovaniemi è una meta imprescindibile. Torneresti a casa pieno di elfetti, rennine, babbini, caramelle. E poi l’idea di valicare il polo nord è ganza, sì che è ganza.
4. La miniera di ametista. Sali e ti arrampichi nella natura e se ti dice culo, come a noi, godi di una vista sconfinata. E ti becchi pure una bella pietruzza estratta con le tue manine.
5. Le casette rosse. Indimenticabili, soggetto prediletto di ogni foto. Se poi vai a Lulea finisci anche in un paesetto che ne ha 400, intonse come erano svariati anni fa.
6. Le renne. Sono troppo fiche.
7. I sami, per quel poco che ho visto, sono fichissimi e poi il loro artigianato d’argento è meraviglioso. Costosissimo ma bellissimo. Vale la pena acquistarlo solo a Kautekeino, in quel museo atelier oasi di pace che due pazzi lungimiranti e hippie hanno fondato negli anni 60. I musei all’aria apertta sono in ogni pese Sami, si somigliano un po’ tutti ma alla fine non riesci a non visitarli e resistere alla tentazione di entrare in quelle tende di legno o provare a tirare al lazo.
8. La liquirizia. Dio mio stanno fuori con i dolciumi questi, peggio di me. sono tornata a casa con 3 kg in più solo di caramelle. I supermercati sono spesso enormi e sono le mete principali dei centri più piccoli, vero crocevia di tutte le vite che transitano in quell’area.
9. Le caffetterie, quando le trovi, che ti prendi quel caffettone lungo e caldo, come nei baretti americani, in quelle tazze fichissime con i dolcetti alla cannella, sempre caldi e appena sfornati.
10. I porti. Piccole e arroccate insenature dove non vedi panfili ma barchette come possono essere le nostre biciclette, su cui ti viene voglia di salire e partire, non si sa fino a dove.
Una menzione speciale va anche agli stranissimi empori/negozi di tutto e souvenir sparsi sulle statali. Dei posti strambissimi e affascinanti che mi hanno fatto pensare al vecchio west o ai vecchi spacci dove dovevi trovare tutto perché non avevi alternative. Dai calzini alla carne essiccata. Scenari a volte un po’ americani che mi hanno ricordato il viaggio tra i canyon.





Note negative, i prezzi, come vi dicevo, questi pacchetti turistici che manco fossimo tutti Trump… 80 euro a persona minimo per ogni cosa e ogni cosa a pagamento, anche un timbro dall’ufficio postale di Babbo Natale sul passaporto. Va bene il turismo ma veniteci anche un po’ incontro… mezzo mondo è in crisi!
E poi le temperature… ecco qualche grado in più e qualche nuvola in meno non avrebbero fatto male, ma va bene così. Sono partita monitorando un meteo che dava pioggie e temporali in continuazione invece avremo preso la pioggia sì e no un paio di volte e per lo più in macchina. Da ricordarti però che anche se parti con 40 gradi e non ti sembra possibile che altrove non faccia così caldo, 12 gradi sono la temperatura media dell’inverno romano. Sicuramente meno umido ma ecco, le maniche corte e i calzini fantasmini di decathlon la prossima volta anche no.
Alla prossima nord, ci rivedremo presto!
Ciaone
Il fascino del nord
Chi mi segue forse avrà intuito il mio amore smisurato per l’Europa del nord-est. Amore che si traduce anche in una passione spasmodica per i gialli scandinavi. Oh io li adoro! A parte il thrilling di per sé io credo che siano scritti in una maniera magistrale, che non è affatto scontata per tale tipologia di narrativa. Io non riesco a staccarmi e mi fanno sognare quei posti, quelle atmosfere e quando citano posti – sperduti – in cui sono stata, mi galvanizzo.
Questa estate abbandono l’est per il nord: un tour di oltre 2.000 km tra finlandia, norvegia e svezia. Sono posti sperduti, che vivono più di metà anno al buio e sommersi di neve. Probabilmente non sarei in grado e anzi adesso ho anche un po’ di ansia ad affrontare questo viaggio. Per noi abituati a tutto può non esser scontato adeguarsi al nulla della natura e dei paesetti. Certo, non è la miseria dell’Africa ma vi assicuro che anche stare in piccoli paesi dove non c’è nulla, ristoranti, negozi… alla lunga fa strano. Con la pioggia, il freddo inusuale per la stagione a cui siamo abituati. Sono eccitata perché al pari di altre mete esotiche, un viaggio in norvegia è da una vita che me lo sogno, anche per i costi che comporta. Ma quest’anno, con tutto questo smazzare, ce lo meritiamo. Baite, saune, loft. Morigerati ma anche viveur. Continuo a tornare sui posti prenotati, faccio il count down ma come sempre, prima di un viaggio, mi assale anche un senso di straneamento misto ad ansia di abbandono della comfort zone. Andiamo comunque molto lontani e per molti giorni… che avventura!
Quanto è bello e misterioso viaggiare, studi, cerchi, progetti e ti documenti ma quando poi sei lì, è tutta un’altra storia. Da vivere. E che storia.
Count down
Dopo nuovi giorni intensi di afa e caldo mega galattico, stasera si torna a respirare con una leggera brezzolina che pare porterà con sé un po’ di pioggia.
Sta finendo anche questo ultimo lunedì prima delle ferie. Altri 4 giorni forsennati prima di staccare. Sperando solo di riuscire a staccare veramente visto che sono la prima ad andare in ferie e sicuramente la prossima settimana l’occhio alle mail ci scappa sicuro, aimè, oltre al fatto che c’è anche una mezza reperibilità per tutto agosto a causa di questi maledetti social. Speriamo bene.
Oggi stavo davvero a tocchi, due di pressione post weekend di emicrania cosmica come aimè e per fortuna, non mi capitava da un po’. Una domenica inutile a letto con i dolori e tutta l’estate che scorre di fuori. Oggi sono di cattivo umore, rimasugli chimici che spero passino presto, insieme a questa settimana.
Pause d’energia
Anche questo è stato un bel weekend, al fresco dei monti. Mi piace andare al paese di mio marito. Sono paesini piccolissimi, c’è poco e niente eppure i paesaggi sono meravigliosamente rilassanti, oggi poi c’era un cielo blu pieno di nuvole buone e panciute, ti addentri per le strade e le case sembrano venire risucchiate dai monti in una sorta di tromp l’oeil continuo.
L’Aquila poi sta tornando più viva. È vero ci sono ancora tanti palazzi vuoti ma vedere locali che riaprono e tanta gioventù in giro fa ben sperare. E poi adoro quando Holghina è tra noi, entusiasta e vivace anche se quando non è a casa è più appiccicosa del solito, la mia cucciolona che vuole fare la grande. Ho dormito tantissimo poi. Un riposino di almeno un’ora ieri e oggi di più di due ore. Devo avere una stanchezza addosso atavica, che spero si diradi prima di questa partenza che non arriva mai.
Oggi però a Roma si sta bene. Siamo tornati presto e sono andata a farmi un tuffo in piscina, si stava da dio e ho preso anche un po’ di sole buono. Mi piace troppo la mia piscina estiva. Sdraiata guardo il profilo dei palazzi di periferia, eppure mi sembra di sognare stando su un attico a Brooklyn.
Sarà dura tornare a lavoro, un’altra lunga settimana. Spero la penultima.
Take it easy
Si tira il fiato questo venerdì, afosissimo venerdì di un’estate sempre più torrida. Venerdì casalingo ma domani si va per i monti, per provare la macchina nuova e trovare un po’ di refrigerio… speriamo!
Io mi godo un buonissimo bicchiere di cataratto in terrazzo, anche se non tira un filo di vento. Non è un’estate molto morigerata, all fine ho anche rimandato il controllo dalla nutrizionista. Mi scoccia un po’, poteva andare meglio visti i soliti sacrifici invernali, ma l’estate è fatta troppo di birretti e aperitivi perché il lavoro prima delle vacanze è sempre quello più duro.
A me mancano due settimane salvo problemi. E poi ciaone!!
Briciole
È un bellissimo sabato oggi. C’è vento, un cielo azzuro gonfio di nuvole serene, non fa caldo né c’è afa. Ma oggi lavoro, ultimo sabato, ultimo sforzo prima di chiudere questo capitolo e tirare anche i soliti bilanci di questa stagione fotogafica, la quinta da che abbiamo messo in piedi il locale. Un locale che inizia ad avere un sacco di acciacchi, che richiede le sue cure, come tutte le cose. Se ci guardiamo indietro le cose fatte sono tantissime. Le persone entusiaste di noi sono molte e davvero c’è da essere orgogliosi. È raro, soprattutto in questo Paese, costruire qualcosa di tuo. Il problema è che non basta mai e devi comunque continuare a farti il mazzo, non puoi mollare mai, devi cambiare, evolverti, non fermarti. Invece io a volte ho bisogno dei miei tempi, di pause, distacchi, ritorni. Quest’anno sono stata felice di esser tornata a fotografare. Fotografare mi piace. Mi piacciono le mie foto, come fotografo. Ma è tutto il dopo che spesso mi toglie l’energia. Questo sassolino perso nell’oceano, che nessuno troverà mai, mi sfianca.











