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Buon Anno Anais

Praticamente nei primi due giorni del 2013 ho visto tutta la televisione non vista nel 2012.
Bloccata a letto 2 giorni da febbre e raffreddore, che per come sono fatta io potevano già essere sintomo di chissà quale malattia caraibica.

Si ricomincia quindi con vecchie tradizioni, di quando da adolescente gran parte delle feste mele fottevo tra febbri e influenze, sarà ma oramai quando torno da un viaggio mi capita sempre piu’spesso, una sorta di malattia del viaggiatore che non vuole tornare, o l’aria sempre piu malsana di questa città.

Comunque sia, buon anno amigos…

Non ti curar di loro, ma guarda e passa…

Mai fidarsi di chi ha risposte su tutto e per tutto, dei fantomatici tuttologi dalla scienza infusa, sicuri su tutto e tutti, dalle soluzioni preconfezionate e sterili, psicologi da wikipedia e grandi filosofi della fuffa.

Meglio una parola di meno che una di troppo, peccato che melo dimentichi sempre, sempre e comunque…

Ma, andiamo avanti così, con i nostri se, i nostri mah, i nostri forse, i nostri chissà..senza coreografie, fermandosi, tornando indietro e poi avanti e poi in tondo…perché continuo a credere che, nella vita, l’unica certezza è la banalità della morte, e chi ha già tutte le risposte del mondo forse è solo perché si è posto le domande sbagliate…

(c) Daniela Silvestri - Dancing Girl

(c) Daniela Silvestri – Dancing Girl

Waiting

Gli ospedali si sa, non sono propriamente dei parchi gioco, né però mi sento di dire banalmente che sono luoghi tristi. Non è giusto né per chi ci lavora, né tanto meno per chi è costretto a starci, per un motivo o per un altro.
Sono in attesa di una visita in una clinica, già da un’ora…la mia visita era prevista per le 10:30..così come quella di altre 3 persone..Il dottore in questione, scorbutico in quanto ultimo luminare della neuroscienza, dice che lo fa per evitare di darci appuntamenti a distanza di mesi..sarà..ma poi in questi casi si scatena quella triste lotta tra chi è arrivato prima, chi io sto qua da ieri e chi la clinica praticamente l’ho aperta io e allora meglio mettersi l’amima in pace e aspettare..
Eppure le attese in ospedale sono sempre tra le più snervanti..anche per una visita banale che tanto non ti risolverà niente come al solito, ti ritrovi a ripercorrere a mente la tua cartella clinica vitale e tirare da sola la tua anamnesi. È che a rividere certe analisi ti accorgi che c’è sempre un valore sballato nonostante ripetizioni, una volta uno una volta un altro, con qualche costante..esattamente come nella propria vita, mai tutto completamente apposto..E poi analisi che ti sembrano fatte ieri, figurati se è il caso di rifarle, invece cavolo…e son passati 8, 6, 4 anni..per cui ti inizi a sentire più vulnerabile..che tra 20 e 33 anni, volendo, ci passa una vita…la vita, la mia.

Sì, decisamente odio le attese, specie quelle mediche..

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Sometimes

Ci sono giornate che girano così, non è neanche detto che ti ci svegli, col malumore o piede storto che dir si voglia, ma ti ritrovi addosso un nervosismo diffuso, totale e generale. Non ce l’hai contro qualcosa o qualcuno in particolare, ma tutti diventano potenziali antipatici/antagonisti nemici e tutto, dal PC lento alla carta igienica finita, sembra essere parte di un sistema nefasto ordito misteriosamente a tuo danno.

E poi se pensi che se oggi gira così, un anno fa stavi ammirando le bellezze del grand canyon, allora la frittata è fatta.

Devi solo startene tranquilla e buonina, evitando se possibile di litigare col mondo indiscriminato, dalla vecchia maleducata che ti frega il tappetino in palestra, a tua madre che ti vede prossima al taglio di vene e ti fa continui blitz in casa, al cane che anziché essere empatco come si dovrebbe, sembra prendere solo il peggio del tuo carattere.

Vuoti a rendere

Ho iniziato a familiarizzare con la morte e con il dolore che ne consegue molto presto. Ho perso mia nonna materna a soli 5 anni, quella paterna e mia zia carnale poco dopo, vedendo strapparmi troppo presto l’affetto e la saggezza che solo loro hanno, e interrogandomi sul perché quel Dio che la mamma mi diceva di pregare ogni sera fosse stato cosí egoista da volerle così presto con sé, permettendo tante sofferenze per genitori e fratelli forse ancora impreparati ad andare avanti senza la loro guida.
Poi è stata la volta di Manuela, la mia amica delle elementari. Manuela dai capelli corvini e gli occhi più verdi e penetranti che abbia mai visto e che nonostante tutti questi anni, ancora tornano a farmi visita nei sogni. Manuela che faceva le ricerce migliori di tutte noi xké aveva una cartoleria e tutti i numeri dell’enciclopedia conoscere. Manuela che correva con il suo grembiule rosa e ingenua, e che un secondo dopo all’improvviso sveniva davanti ai miei occhi, e un’aunerisma, parola troppo difficile persino da pronunciare a 7 anni, se l’era portata via per sempre, insieme alla felicità e il senso di una famiglia distrutta.
A volte penso che sia stato quell’episodio, mai più dimenticato, a farmi salire su un’ambulanza a 22 anni, così da imparare cosa fare in certe situazioni e perché poi in fondo, alla morte ero stata abituata presto.
Pensiamo di essere “preparati”, xké così è nelle cose. Ma quando accade a quelli che sono stati amici o colleghi cari, ad età troppo sfacciatamente giovani, fa più paura, perché ti senti più vulnerabile e indifeso.
Perché si tende ad associare la morte alla vecchiaia, invece purtroppo non sempre è così. Anzi, quasi sempre non lo è ultimamente.
Quando una fredda mattina mentre si recava a lavoro è morto Sergio, che era stato il mio compagno di banco a 8 anni, che aveva un carattere violento e problematico tanto da aver bisogno già allora degli assistenti sociali, fu un colpo durissimo. Alcune persone puoi non vederle per anni ma sai che sono dentro di te, da qualche parte. Per i compleanni trascorsi insieme, i giochi e le recite scolastiche, perché ti hanno insegnato qualcosa che ha cambiato la tua vita. Come Giuliano, il mio primo “capo” quando avevo solo 25 anni e lui 27 e aveva visto in me quel potenziale che poi nessun altro è riuscito a tirare fuori più. E come si accetta che si può morire di infarto a 30 anni?
E di leucemia, fulminante, a 33?
Caro Dario, piccolo grande uomo che già avevi dovuto combattere contro una brutta malattia vincendo, che avevi deciso di ribellarti a questo schifo e mettere la tua intelligenza a servizio del sociale e non del capitale. Caro Dario che se questo inverno andrò a Cuba realizzando un piccolo sogno sarà anche grazie a te, che per primo mene hai parlato, di un altro mondo possibile e contraddittorio, a 15 anni, dal megafono di assemblee confuse e fumose, stretto nel tuo eskimo da cui uscivano quelle gambe secche e un po’ storte x cui ti prendevamo in giro.
Posso solo immaginare il dolore di chi ti era più vicino e si chiede: perché?
La morte separa, la morte riavvicina. Le persone che ti hanno amato ci saranno tutte a stringersi nel loro amore per te, e noi vecchi compagni di classe e di breve viaggio ci saremo perché non ti abbiamo dimenticato e non lo faremo, e ti saremo grati per farci ritrovare ancora vicini e sopravvissuti, in questa vita che è un dono e un vuoto a rendere.

Ciao Dario.

Il dolce e illusorio rimandare

In questi giorni di partenze e vacanze, i tempi sembrano rallentare e ogni decisione è sospesa e rimandata. A quando? Ovviamente a settembre. Per antonomasia settembre è il mese più ansiogeno di tutto l’anno, il mese in cui tutto ciò che è rimasto sospeso o lasciato a metà, complice anche la materia grigia evaporata con le torride temperature agostane, deve ricominciare, e al meglio.
Che si tratti di un lavoro, una dieta, un taglio di capelli, un acquisto importante, che si parta oppure no, tutto è rigorosamente da farsi poi, aspettando tempi migliori.
E così questo mese di piena estate, che ci ha messo un bel po’ ad arrivare ma che sta volando come suo solito, scorre tra pace piscina solari birrette estive e magliette pezzate.
Ed è dolce e irresistibile il rimandare, anche quando proprio non potremmo permettercelo… (herpes docet).

Buone vacanze a chi le farà, buon lavoro a chi non smette mai di pensare…al lavoro (che ha o che non ha o non avrà).

Spasmi

Tante le persone che ho incontrato nella mia vita, molte delle quali piacevoli comparse, altre inutili sagome a movimentare eventi come vuote ombre cinesi.
Ma quelle che hanno lasciato il segno lo hanno fatto x sempre. Alcune si sono perse nei meandri di vite troppo complicate o bieca pigrizia, altre per motivi apparentemente futili. Altre ancora inspiegabilmente. Alcune perdite nella mia vita non mele spiego, mi dico che in fondo se non ci sono più forse non erano così importanti, ma non capisco mai bene se non lo erano per me o se per loro.
Poi tocco la mia pancia, dove se spingi un po’ fa male, e arrivo a sentire le spiacevoli e dolorse protuberanze di un intestino intricato e ingarbugliato.

Quelle che la medicina chiama coliti, io mi trovo a nominare come perdite o abbandoni. E, talvolta, da masochista, ho bisogno di accarezzarle per non dimenticare del tutto.

E se gli auruspici un tempo indovinavano il destino leggendo le interiora, mi chiedo cosa troverebbero in me, tra una mentina e una liquirizia.

Tintarella di luna

Il primo giorno di “mostrar le chiappe chiare” è x me sempre un trauma non indifferente..
Primo perché il più delle volte arrivi impreparata alla chiamata del costume, e mostrar le tue cicce su carnagione grigio topo in una piscina di palestrati che si sono allenati un anno intero non è il massimo, poi da anni mi interrogo sul famoso fenomeno abbronzatura integrale a cui non riesco a darmi mai esaurienti risposte.
Accanto a me vedo corpi dall’incarnato bronzeo perfettamente uniforme: non un segno, un lato più scuro o roseo dell’altro, una spellatura, una bollicina ..niente! Per un periodo ho pensato di emulare il fenomeno tramite lampade UVA indi x cui, nuda o quasi in una doccia solare, avrei dovuto ovviare al problema fianchi bianchi. Invece ne ho guadagnato solo in macchie della pelle e soldi da spendere in costosi trattamenti sbiancanti poi.

Solo che così il trauma è sempre più trauma. Nella mia pelle effetto fantasma mi ritrovo a scovare ogni peletto sfuggito alla ceretta e ogni ricrescita precoce, ogni bolla o neo neo, x non parlare delle croste dovute ai graffi del mio cane bislacco e dei morsi da zanzara tigre.

Ma, above all, i baffetti che mi sono dimenticata di farmi si stanno ossigenando e spuntano vistosamente, vincendo sulle microgocce di sudore, effetto dodicenne al I ciclo mestruale..loro sono oggi il mio vero sassolino nella scarpa e sì lo so che il tipo e la tipa davanti a me mi stanno
guardando proprio questo, vero??!

PS: xò la non più tanto giovane bionda con la cuffia di plastica con fiori attaccati modello mia nonna di Tarquinia mi batte alla grande!

Voleva fare la giornalista…

… Ma non a 36 euro lorde a “pacchetto notizie” mensili.
Che tristezza…
Poi a me 30 euro, mentre te esaminatrice/direttrice hai una borsa e un paio di scarpe che insieme varranno 200 pacchetti notizie!!ma baff…che Paese!
E cmq non so chi sia peggio, tra chi li offre e chi accetta di svendersi così, ammazzando il mercato.

Oggi pensavo a quanti e quanto improbabili colloqui ho fatto in poco meno di 8 anni di “carriera”, e che forse ci potrei scrivere un libro. E non verrebbe piccolo…
Solo negli ultimi 2 mesi ben 5!

Cmq mi consola molto il fatto che oggi non ero l’unica tardona anzi, cene erano anche di più “ageé”, x cui forse ancora ci sono speranze.
Ad ogni modo, mi chiedo ripetutamente se verrà mai il tempo della fine dei colloqui…chissà!!

Ich bin ein berliner

Avrei tanto voluto essere a Berlino questo week end. A dire il vero spesso vorrei trovarmi a Berlino, adoro questa città, ma questo week end più del solito.
Si tiene infatti in questi giornu il carnevale delle culture, una tre giorni di carri, sfilate, colori e persone provenienti da tutto il mondo.
Avrei tanto voluto esserci e fare le foto, invece niente sono qui. La mia condizione di semi disoccupata non percepiente reddito non me lo concede.
Strano come quando si lavora non si ha nno ferie o soldi per viaggiare, ora si ha tempo ma non soldi. C’è sempre una costante ad ogni modo..

Comunque sia sono stata ad un bistrot alle porte di villa pamphili. Non c’ero mai stata, e a suo modo mi ha ricordato molto un bistrot berlinese vicino lo zoo.. brecciolino, sedie pieghevoli in ferro battutto, pioppi e bimbi biondi.
Se non fosse che al posto di una weiss ho sorseggiato una cedrata, avrei davvero potuto chiudere gli occhi e pensare di essere a Berlino.