Waiting

Gli ospedali si sa, non sono propriamente dei parchi gioco, né però mi sento di dire banalmente che sono luoghi tristi. Non è giusto né per chi ci lavora, né tanto meno per chi è costretto a starci, per un motivo o per un altro.
Sono in attesa di una visita in una clinica, già da un’ora…la mia visita era prevista per le 10:30..così come quella di altre 3 persone..Il dottore in questione, scorbutico in quanto ultimo luminare della neuroscienza, dice che lo fa per evitare di darci appuntamenti a distanza di mesi..sarà..ma poi in questi casi si scatena quella triste lotta tra chi è arrivato prima, chi io sto qua da ieri e chi la clinica praticamente l’ho aperta io e allora meglio mettersi l’amima in pace e aspettare..
Eppure le attese in ospedale sono sempre tra le più snervanti..anche per una visita banale che tanto non ti risolverà niente come al solito, ti ritrovi a ripercorrere a mente la tua cartella clinica vitale e tirare da sola la tua anamnesi. È che a rividere certe analisi ti accorgi che c’è sempre un valore sballato nonostante ripetizioni, una volta uno una volta un altro, con qualche costante..esattamente come nella propria vita, mai tutto completamente apposto..E poi analisi che ti sembrano fatte ieri, figurati se è il caso di rifarle, invece cavolo…e son passati 8, 6, 4 anni..per cui ti inizi a sentire più vulnerabile..che tra 20 e 33 anni, volendo, ci passa una vita…la vita, la mia.

Sì, decisamente odio le attese, specie quelle mediche..

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