All’ombra seduta su un albero, leggera brezzolina, ipod, Holga che fa i suoi giretti e i suoi bisogni.
La mia pausa pranzo ideale. La mia pausa pranzo reale.
Archivio | aprile 2013
Who photogaphs the photographer
Ma quanto è abusato ( e violentato) il ruolo del fotografo nell’immaginario cinemafotografico o seriale? Quando non si sa che mestiere far fare a uno dei protagonisti oppure gli si vuole dare quel tocco di figaggine senza troppe pretese, o quella chance in più di rinascita, ecco che spunta una Leica.
Tra i peggiori mi vengono in mente la roscia di Six Feet Under, la bionda di Brothers and Sisters, Aria in Pretty Little Liars, Julia Roberts in Closer, Matthew McConaugney in La rivolta delle ex, oppure il film finto Agatha Christie che stasera trasmette la 7, dove almeno pero’la protagonista parte come fotografa (però senza Leica), e non si ricicla come tale.
Anais morning power
È bello poter dormire fino a tardi, ma ultimamente apprezzo di più il pregio di poter fare più cose, avendo a disposizione l’intera mattinata.
Una corsetta al parco, qualche esercizio, rifare il letto senza ciancicarlo, guardare l’ultima puntata di grey’s anatomy, cucinare delle sane verdure (!!), leggere, ascoltare spotify, farsi la ceretta alle braccia, pulire i residui di cera finiti un po’dappertutto, passarsi il silk epyl mentre virobino si fa i giretti suoi, farsi una maschera aiurvedica al viso e cospargersi di creme e cremette.
Ora il problema è smettere di fare tutte le cose belle che la mattina ci ha concesso e lavorare…
Red dot
Anais la paladina
Oggi mi sono svegliata paladina della legge, e se arrivo a fine giornata senza prendermi un vaffa o qualcosa di peggio, potrò ritenermi soddisfatta.
Vicino casa c’è un piccolo ufficio postale, davanti cui spesso si creano ingorghi perché tra prelievi e bollettini, la gente lascia le macchine ovunque, nonostante ci sia un incrocio. Oggi mentro attraverso le strisce un genio, con tanto di macchina lunga 6 metri, si parcheggia parallelo all’entrata, perpendicolare alla strada, in mezzo. bloccando praticamente sia chi deve attraversare la strada per immettersi a destra, chi a sinistra. Lo guardo, male… ma non mi basta. Torno indietro con Holga che mi segue trotterellando e gli faccio:
“Ma scusi, non si è reso conto che questo è un incrocio, non un parcheggio, con tanto di strisce? Secondo lei con questo transatalntico in mezzo la gente come gira??”
e lui: “E mbè? Ce metto du minuti poi me levo”.
Vabbè…mene vado bofonchiando cose tipo mah, assurdo, che gente, che mondo… e via dicendo.
Più tardi arrivo in palestra, come sempre in ritardo. Parcheggio a stento vicino a un Cayenne nero dai vetri schermati che solo lui ha occupato 2 posti. È rovente. Faccio la mia lezione, doccia, torno dopo più di un’ora e mezza e becco il proprietario. Penso che ha una faccia comune da bambaccione, e forse ha bisogno di una macchina di tal portata per sentirsi importante. Prima di accorgermi che apre il portello posteriore da cui spuntano una moto cross baby… e un cane. Un setter bellissimo bianco e nero, con la lingua penzoloni dato che dentro ci saranno stati almeno 30 gradi.
Non gliela posso fa. Ingrano la retro sul brecciolino, e la mia Aygo scassona trasale. Tiro il freno a mano, neanche chiudo lo sportello e mi avvicino:
“Mi scusi, io sono arrivata alle 11 e la sua macchina era già qui. È quasi l’una, lei con questo caldo ha lasciato il suo cane chiuso qua dentro x 2 ore? Vedo anche senz’acqua! Ma le sembra una cosa da fare?”.
E lui, bambaccione del kaiser: “Embè, jho lasciato tutto aperto, poi c’è abituato”. Talmente basita che non so che dire, gli vorrei prendere a calci quella cassa da morto ambulante, ma il cane pergiunta, fedele come solo loro sanno essere anche degli aguzzini, inizia ad abbaiarmi. Per cui mene vado dicendo solo “Lei è un irresponsabile” e lui di contro, proprio mi ignora.
Bene, ora cosa mancano? Diplomatici che parcheggiano sui posti invalidi? Padroni di cani che non raccolgono la cacca? Lavavetri prepotenti che si spalmano sul cofano?
Mi fa più schifo il malcostume comune, che quello dei piani alti. Si è bravi a chiamare gli altri ladri e delinquenti, quando tutti noi, me compresa, malfacciamo da mattina a sera.
Comunque… Occhio a non farmi incazzare! 🙂
Some technic things
Adoro e ammiro le persone che fanno lavori tecnici, informatici, ingegneristici, a livelli avanzati. Spesso sono persone pacate, serene, pratiche, taciturne. Il più delle volte sanno risolvere tutti quei problemi che a te sembrano insormontabili e ti fanno perdere ore e pezzi di fegato.
Oltre che riuscire a programmare e trasformare in realtà quelle che per te erano solo elucubrazioni, idee buttate là senza forma. La creatività senza le menti tecniche sarebbe monca, un uccello senz’ali.
Per questo se le becchi nella giornata sbagliata, quella del “No. Non se po’fa. Perché no.”, non puoi fare altro che spallucce e tornare alla tua misera ignoranza “pratica”.
Pomi d’ottone e manici di scopa
Odio le porte da ufficio. Quelle che hanno la chiusura con il pomello tondo, il pulsante a scatto e la levetta per il blocco.
Il pulsante è sempre troppo duro, la levetta non si blocca mai quando deve e tutto gira sempre a verso contrario.
Ecco. Le fantastiche giornate in cui ti sembra che tutto, persino girare il pomello di una porta, diventi un ostacolo insormontabile.
Ancora tu, non dovevamo vederci più?
Domani dovrei riuscire a tornare in palestra. Quella vera. Ho iniziato il cinico all’arte della kick boxe, e così seguendo lui tornerò dal mio vecchio e bravo maestro e rindosserò i guantoni.
Non vedo l’ora. A parte che gli anni di kick sono stati forse gli unici in cui il mio corpo ha scoperto per la prima volta l’esistenza di alcuni muscoli, nonché ossa ora nacoste da strati di adipe; ma l’energia della totale stanchezza di quell’allenamento è la cosa che mi manca di più.
Il rumore dei guantoni e dei calci sul sacco, le braccia che non senti piu’per lo sforzo, il corpo ostile ma che a poco a poco vedi crescere, così come la forza che parte dalle gambe, dalla pancia, da dentro e arriva sempre più su.
Sono la donna ossimoro. I miei anni di Yoga e meditazione sarebbero nulli senza calci e i pugni. Il dolce e il salato. La holga e la full frame. L’indie rock e il jazz. Il gruppo e la solitudine. Sophie Kinsella e Sybilla Aleramo. Truffaut e Allen. Dexter e Grey’s Anatomy. Bianco e nero e colore. Il silenzio, il rumore. Le foto, le parole. Vivo di contrasti. E non potrei fare diversamente.
Cuore di mamma
Non ho molta confidenza con i padroni dei cani che incontro al parco. Forse perché non ho mai orari fissi, né sono io che la porto sempre, fatto sta che non ho la mia “comitiva”di canare e mi limito ad educati “buongiorno e buonasera”.
Questo implica che non mi senta neanche nella condizione di appellare i cani altrui in chissà che modo.
Ma evidentemente non tutti siamo uguali. E stamattina una signora che incontro talvolta, una di quelle fissate e che “parla”con ogni cane sentedosi la padrona di tutti, si avvicina a Holga dicendo: “Ah ecco, è arrivata la matta…com’è che so 2 minuti che sei calma?”
E io: “Scusi ma si rivolgeva a lei? Perché matta? Ha fatto qualcosa?”
E lei, un po’ in imbarazzo, : “ah no no forse allora mi sbglio, perché c’è un cane simile che quando viene inizia a correre come una matta e non smette più”.
E io: “No no, non sbaglia, è lei.”.
E lei è la svampita che parla co i cani, avrei voluto aggiungere?
Mo da quando in qua un cane che corre è matto?!
Bah dimmi tu se mi devono fare incazzare di prima mattina.
Stylish lunch
E così sei sola al pranzo della domenica, ma dopo una settimana di dieta a base di panini, frutta, cene saltate, latte e cereali, cene con gallette, gallette con prosciutto, decidi che stavolta no, almeno oggi un minimo di cuore celo vuoi mettere.
E così ti prepari una bella caponatina light di verdure e pomodorini, bissi l’hamburger di soia, pane azimo e per finire ultimi rimasugli del kinder pasquale.
Sola sì, ma con stile.



