Have a nice week

La mia settimana è iniziata all’alba delle sette, con un alacre giardiniere che ha deciso che quella fosse l’ora adatta a sfrondare il praticello condominiale, proprio sotto le mie finestre.
Inutili le grida, ancora impastate di sonno (“Ma le pare ora??!!Ma vuole smettere?? La faccia finita!!A stro…”) che lui ha fatto finta di non sentire, e i tappi di cera. Il tempo di riaddormentarmi che la sveglia ha squillato.

Successivamente sull’ardeatina un’altra immagine, altrettanto raccapricciante, ha invaso le mie orbite. Un uomo al volante con un orologio di plastica indossato sopra il polsino della camicia. Che tra l’altro con prepotenza si è insinuato in fila avanti a me, così che per buoni 10 minuti ho continuato a vedere il suo ridicolo braccio penzoloni dal finestrino.

Ma la gente che gusti ha?

Sunday Anais Morning

Eccomi al parco, di domenica mattina, con un bel po’di ore di sonno sulle spalle e il sapore del caffè di casa che ancora fa su e giù nel palato.
Tira una leggera brezzolina, il cielo è blù denso di nuvole morbide e tondeggianti, portatrici di sogni sparsi o forse solo di pioggia.
Ho con me un libro mediocre, un giallo condito con un po’di romanticismo ma che alla fine si lascia leggere. Holghina fa l’esploratrice di buche e radici di malva e cerca di controllarsi dall’istinto di lanaciarsi in folli corse a perdifiato per gli ettari millenari dell’appia antica. Stamattina niente compagni di giochi.
Porei rimanere qui ore e ore. Cullata solo da vento, cinguettio di uccelli e fruscio d’erba, con i rumori della città e dell’anima tenuti ben a distanza.
Forse lo farò, o forse alla fine cederò al mio senso del dovere e alla lezione di acqua gym prenotata e che inizia tra mezzora.

Andare, restare. Senza tempo, con i minuti contati. Cura del corpo, cura dell’anima.
Ecco che la soluzione arriva dal mio cane… che inizia ad abbaiare molesta a due fotografi naturalisti, super equipaggiati, che solo lei poteva notare, mimettizati tra tulipani e spighe. Meglio così. On y va.

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Anais seasonal

Un maggio così era una vita che melo sognavo.
Il ritorno della vecchia e cara mezza stagione, che regala giornate tiepide e solari, e serate fresche e frizzanti.
Che puoi alternare le tue sciarpine colorate, le tue amate maniche a tre quarti, le ballerine e i giubbini di pelle, senza sentirti squagliare da un momento all’altro.
Io, che spesso mi crogiolo nell’indecisione, sono nata per la mezza stagione.
L’illusione di uno stato di equilibrio.

Who photogaphs the photographer

Ma quanto è abusato ( e violentato) il ruolo del fotografo nell’immaginario cinemafotografico o seriale? Quando non si sa che mestiere far fare a uno dei protagonisti oppure gli si vuole dare quel tocco di figaggine senza troppe pretese, o quella chance in più di rinascita, ecco che spunta una Leica.
Tra i peggiori mi vengono in mente la roscia di Six Feet Under, la bionda di Brothers and Sisters, Aria in Pretty Little Liars, Julia Roberts in Closer, Matthew McConaugney in La rivolta delle ex, oppure il film finto Agatha Christie che stasera trasmette la 7, dove almeno pero’la protagonista parte come fotografa (però senza Leica), e non si ricicla come tale.

Anais morning power

È bello poter dormire fino a tardi, ma ultimamente apprezzo di più il pregio di poter fare più cose, avendo a disposizione l’intera mattinata.
Una corsetta al parco, qualche esercizio, rifare il letto senza ciancicarlo, guardare l’ultima puntata di grey’s anatomy, cucinare delle sane verdure (!!), leggere, ascoltare spotify, farsi la ceretta alle braccia, pulire i residui di cera finiti un po’dappertutto, passarsi il silk epyl mentre virobino si fa i giretti suoi, farsi una maschera aiurvedica al viso e cospargersi di creme e cremette.

Ora il problema è smettere di fare tutte le cose belle che la mattina ci ha concesso e lavorare…

Red dot

Quel momento della stagione in cui non è ancora tempo di scoprire i piedi ma non puoi più vederli così privi di personalità.
E smalto rosso sia.

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Anais la paladina

Oggi mi sono svegliata paladina della legge, e se arrivo a fine giornata senza prendermi un vaffa o qualcosa di peggio, potrò ritenermi soddisfatta.
Vicino casa c’è un piccolo ufficio postale, davanti cui spesso si creano ingorghi perché tra prelievi e bollettini, la gente lascia le macchine ovunque, nonostante ci sia un incrocio. Oggi mentro attraverso le strisce un genio, con tanto di macchina lunga 6 metri, si parcheggia parallelo all’entrata, perpendicolare alla strada, in mezzo. bloccando praticamente sia chi deve attraversare la strada per immettersi a destra, chi a sinistra. Lo guardo, male… ma non mi basta. Torno indietro con Holga che mi segue trotterellando e gli faccio:

“Ma scusi, non si è reso conto che questo è un incrocio, non un parcheggio, con tanto di strisce? Secondo lei con questo transatalntico in mezzo la gente come gira??”
e lui: “E mbè? Ce metto du minuti poi me levo”.

Vabbè…mene vado bofonchiando cose tipo mah, assurdo, che gente, che mondo… e via dicendo.

Più tardi arrivo in palestra, come sempre in ritardo. Parcheggio a stento vicino a un Cayenne nero dai vetri schermati che solo lui ha occupato 2 posti. È rovente. Faccio la mia lezione, doccia, torno dopo più di un’ora e mezza e becco il proprietario. Penso che ha una faccia comune da bambaccione, e forse ha bisogno di una macchina di tal portata per sentirsi importante. Prima di accorgermi che apre il portello posteriore da cui spuntano una moto cross baby… e un cane. Un setter bellissimo bianco e nero, con la lingua penzoloni dato che dentro ci saranno stati almeno 30 gradi.
Non gliela posso fa. Ingrano la retro sul brecciolino, e la mia Aygo scassona trasale. Tiro il freno a mano, neanche chiudo lo sportello e mi avvicino:

“Mi scusi, io sono arrivata alle 11 e la sua macchina era già qui. È quasi l’una, lei con questo caldo ha lasciato il suo cane chiuso qua dentro x 2 ore? Vedo anche senz’acqua! Ma le sembra una cosa da fare?”.
E lui, bambaccione del kaiser: “Embè, jho lasciato tutto aperto, poi c’è abituato”. Talmente basita che non so che dire, gli vorrei prendere a calci quella cassa da morto ambulante, ma il cane pergiunta, fedele come solo loro sanno essere anche degli aguzzini, inizia ad abbaiarmi. Per cui mene vado dicendo solo “Lei è un irresponsabile” e lui di contro, proprio mi ignora.

Bene, ora cosa mancano? Diplomatici che parcheggiano sui posti invalidi? Padroni di cani che non raccolgono la cacca? Lavavetri prepotenti che si spalmano sul cofano?
Mi fa più schifo il malcostume comune, che quello dei piani alti. Si è bravi a chiamare gli altri ladri e delinquenti, quando tutti noi, me compresa, malfacciamo da mattina a sera.

Comunque… Occhio a non farmi incazzare! 🙂

Some technic things

Adoro e ammiro le persone che fanno lavori tecnici, informatici, ingegneristici, a livelli avanzati. Spesso sono persone pacate, serene, pratiche, taciturne. Il più delle volte sanno risolvere tutti quei problemi che a te sembrano insormontabili e ti fanno perdere ore e pezzi di fegato.
Oltre che riuscire a programmare e trasformare in realtà quelle che per te erano solo elucubrazioni, idee buttate là senza forma. La creatività senza le menti tecniche sarebbe monca, un uccello senz’ali.
Per questo se le becchi nella giornata sbagliata, quella del “No. Non se po’fa. Perché no.”, non puoi fare altro che spallucce e tornare alla tua misera ignoranza “pratica”.

Pomi d’ottone e manici di scopa

Odio le porte da ufficio. Quelle che hanno la chiusura con il pomello tondo, il pulsante a scatto e la levetta per il blocco.
Il pulsante è sempre troppo duro, la levetta non si blocca mai quando deve e tutto gira sempre a verso contrario.

Ecco. Le fantastiche giornate in cui ti sembra che tutto, persino girare il pomello di una porta, diventi un ostacolo insormontabile.