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Al volo

Partendo dal presupposto che rispetto il mestiere del volantinaggio, trovarsi vetro anteriore e posteriore invaso di volantini più vicini ad un A4 in triplice coppia, ecco diciamo che mi sembra una forma di “zelo” un tantino eccessiva. Senza contare il fatto che se me li ritrovo quando ho borsa, borsone della piscina e due buste della spesa, estirparli e riporli nella mia già piuttosto sudicia auto, mi viene un tantino scomodo, mio caro volantinatore. Neanche posso ricorrere alla tecnica del tergicristalli che, oltre che poco ecologica, mi è impossibilitata ritrovandomi lo stesso già di per sé in fin di vita dall’usura, dalla scarsa manutenzione e dal fogliame espanso tipico dell’autunno romano.
Quindi potresti gentilmente, caro solerte volantinatore, dispensare le tue preziose informazioni sul mercatino di natale in modo più democratico? Sentite grazie, Anais.

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Un mondo a righe

Che poi la vita è fatta di scoperte e incontri tardivi. Oggi l’elettrauto sotto casa per la prima volta mi ha fatto capire l’utilità vera delle rigoline disegnate sui vetri posteriori delle auto.
Non semplici e inutili decalcomanie di dubbio gusto, bensì fili elettrici per sbrinare, niente meno.
Peccato che abbia dovuto scoprirlo proprio ora che le mie rigoline sono più scariche di me e hanno deciso di ritirarsi a miglior vita. Magari su un pigiama o un asciugamano. Forse in tal caso avrei saputo apprezzarle di più.

O la vita o la pochette

Le mie borse sono un macello. La maggior parte ha forma king size, quindi si riempiono facilmente di tutto, dal portafogli agli occhiali, dalle sigarette alle penne e agendine, dal pranzo ai guanti, a blister di medicine di cui a volte è illegibile il nome, fino ai calzini di scorta dovessi avere freddo.
I fondi poi sono un labirinto di cartacce, scontrini, lucidini, mollette, tabacco, accendini, resti di caramelle e gomme appiccicose.
Così ogni volta per trovare chiavi e cellulare è una lotta, un ravanamento grottesco, compiuto non senza sottofondo di madonne e puntualmente sotto casa, magari con annesse buste della spesa e cani ululanti.
Quindi spesso cado nella tentazione, a mio parer intelligente, di comprar bustine e pochettine dove riporre le cose più importanti e trovarle subito.
Da HM in fila in cassa… che fai non la compri a 95 cent? In spiaggia dal marocchino, più quelle meravigliose in omaggio con prodotti cosmetici che il più delle volte non ti servono e compri appositamente. E poi sotto natale magari te le regalano anche, evviva!
La trovata di cui vado più fiera viene addirittura da NY ed è stato un tris a più dimensioni di Tommy Hilfigher. Bello, finalmente qualcosa di elegante e non le solite mie pecionate.
Il trittico è nero. Nero pece. Tutte le mie borse sono nere, nere pece. O marroni, marroni marroni.
Dunque… se mi ci vogliono mediamente dai 2 ai 5 minuti a trovare chiavi d’argento e telefono dalla custodia rossa, quanto mi ci vorrà a trovare ste cazz de pochette??

1, nessuno, centomila Anais II

Tanto per tornare sul tema omonimie, questa settimana è stata la volta di una tizia amante dell’operetta, a cui è stato mandato un invito speciale per un’anteprima, e poi della mamma californiana in procinto di organizzare la festa per il compleanno della figliola, Sienna. Quest’ultimo caso mi ha particolarmente fatto ridere. Ammetto che sulle prime ho pensato che finalmente la mia vecchia amica Sienna Miller si fosse ricordata di me e mi avesse invitato ad un party esclusivo a LA. Invece no, si trattava di un’altra mamma, Patricia, che si raccomandava dell’allergia alle noccioline di sua figlia Sabrina, amica di Sienna.
Innanzitutto ho scoperto che allergia da noccioline si scrive tree nuts allergy… suppongo dall’albero delle nocciole, poi la mia fantasia ha iniziato a viaggiare un po’ immaginandomi questa coppia di amiche. Ho immaginato Anais CA intenta a far pacchetti con quelle carte multicolore, piene di veline e grandi fiocchi, gadget per i piccoli invitati, torte enormi e burrose, sandwich (rigorosamente privi di burro di noccioline), confezioni mega di succo d’arancia, latte, cioccolato. Poi il marito, che per l’occasione avrà rispolverato il barbecue e avrà comprato litrate di Bud per alleviare la noia dei padri preposti a vigilare sul party. Chissà se ci sarà un clown. Chissà com’è sta Anais CA, sarà una bodrilla americana oppure una tutta a modino, dai larghi grembiuli, i twin set in tinta e i capelli biondi.
Il tutto in un fantastico giardinetto, in una villetta a schiera dalla palizzata bianca, con quelle finestre ad angolo con cassapanche piene di segreti, garage colmi di attrezzi e la station wagon parcheggiata fresca di lavaggio. E un bel labrador dal nome Bobby a far da guardia.

Mi sa che ho visto troppe puntata di Desperate Housewife. Anyway, happy birthday Sienna… mi sarebbe piaciuto esserci!

1, nessuno, centomila Anais

Credo di essere tra le persone con più omonime sparse in giro per il mondo.
E dopo la tizia degli assegni scoperti, la scambista timida, la signora che programma viaggi di gruppo a Parigi, la volontaria della comunità montana, le 3 che frequentano la mia stessa farmacia e palestra e l’avvocato fiscalista, ora ci mancava la torinese amica di “Paola la trottola” e che la sua amica Loretta cerca per mari e per monti…

Prima o poi mi cancellerò da gmail che evidentemente assegna mail ad cazzum. O inizierò sul serio a farmi chiamare Anais.
Per non parlare della mia nemesi maschile canterina…

Cronaca nera di quartiere

A: “C’era un sacco di polizia davanti al Solarium a Piazzale Tosti. Macchine, luci blu, fotografi, uno con una videocamera… o è successo qualcosa o stanno girando un film…”

C: “Ma sì, vedrai che staranno girando un film… allora che ci mangiamo a cena?”

Beata ingenuità di noi, gente per bene.

ROMA, GAMBIZZATA LA TITOLARE DI UN CENTRO
ESTETICO. “AGGUATO NEL SUO NEGOZIO”.