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Anais Red

Sola vo per la città, fredda e addormentata, senza programmi reali, un po’di sole in testa, due cuffie nelle orecchie e musica nelle vene.

E un po’di rossetto rosso, rosso rosso sulle labbra.

Cose alla “me”

Hai due biglietti della metro, uno è la corsa scaduta dell’andata, l’altro è quello buono per il ritorno.
Mentre scendi le scale e punti il cestino, perché la tua borsa ha solo 20 giorni ma già è piena di una vita di cartacce, ti dici nella destra ho il nuovo, a sinistra butto il vecchio, nella destra ho il nuovo a sinistra ho il vecchio…nella destr no nella sinistr….no asp..
Cazzo butti quello buono, ti giri ed è ovviamente passato lo spazzino che da una settimana non svuotava il cestino..e il tuo metrò in sottofondo passa…

Ne capitasse una….ma, son tipiche cose alla me…metafore di molteplici treni persi per la sbatataggine, sfiga o fatalità di aver lasciato andare sempre le carte migliori…

Buon Anno Anais

Praticamente nei primi due giorni del 2013 ho visto tutta la televisione non vista nel 2012.
Bloccata a letto 2 giorni da febbre e raffreddore, che per come sono fatta io potevano già essere sintomo di chissà quale malattia caraibica.

Si ricomincia quindi con vecchie tradizioni, di quando da adolescente gran parte delle feste mele fottevo tra febbri e influenze, sarà ma oramai quando torno da un viaggio mi capita sempre piu’spesso, una sorta di malattia del viaggiatore che non vuole tornare, o l’aria sempre piu malsana di questa città.

Comunque sia, buon anno amigos…

Sweety Sunday

E addolcirsi la domenica, con muffin fatti in casa con gocce di cioccolato bianco e fondente, musica, editing, a pranzo zuppa toscana con crostoni di pane, opzione divano e serial, e poi pronti per Giacomelli, ombrelli e movida trasteverina.
Semplicemente Amo giornate così.

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Waiting for the rain

Questo tempo grigio e incerto mi fa pensare ancora di più all’imminente arrivo dell’autunno, che quest’anno più che mai desidero con trepidazione.
Sarà per via del lungo e caldissimo e interminabile agosto trascorso a Roma e, come si presuppone, l’altrettanto umido e tropicale settembre che ci aspetta, ma ho proprio bisogno di inverno o autunno.
Mi mancano i miei cappotti e i miei adorati stivali, i maglioni avvolgenti, il piumone. Mi manca gustare un buon bicchiere di vino senza iniziare a sudare o una delle mie tisane aromatiche che scaldano le notti. Certo mi mancano meno il lavoro e i ritmi serrati, ma relativamente. Lavorare in agosto è una condanna e la voglia va a farsi i suoi viaggi non autorizzati, mentre d’inverno alla fine è nella natura delle cose dalla notte dei tempi.
In questi pomeriggi leziosi non posso far altro che pensare in realtà a tutte le cose che dovrei e vorrei fare ma alla fine vince l’apatia, quasi imposta dalle temperature africane di questi tempi, per cui aspetto la pioggia, il fresco, l’illusione che tutto poi riparta e al meglio e con più energia.

So che Beatrice farà una visita passeggiera, ma io sono qui nel mio costumino atletico e l’aspetto..aspetto un bagno di pioggia, dopo il sudore, quasi una purificazione. E poi da domani si vedrà….

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Ferie d’agosto cittadino

Che la città si svuoti ad agosto è ormai un falso mito. Forse nei tempi del Boom, nei rampanti anni ’90. Ora, che sia colpa della crisi o della globalizzazione, Roma è un brulicare continuo di genti e folle, dal mattino sino a tarda notte. Il centro è un nugolo di calore e sudore emanato dalle centinaia e centinaia di avventori in canotte per le tavernette trasteverine, e i negozi che chiudon le serrande son sempre meno e per meno tempo.

Che la città un po’ si svuota tene accorgi semmai dal tuo quartiere, specie se ti ritrovi a vivere al confine con una delle vie residenziali più belle della zona, abitata da ricchi borghesi e parvenue, che si divideranno tra mete esotiche e casette al Circeo.
Tutto sembra più calmo, le vie libere, i parcheggi facili, i poche negozianti ancora aperti stranamente piu gioviali e disponibili del solito.

Forse perché fino ai vent’anni inoltrati ho avuto la fortuna di non trascorrere mai un agosto pieno a Roma, ma ultimamente non disdegno rimanermene qui, e non invidio affatto chi si accalca in spiaggie affollate. Mi piace svegliarmi lentamente, portare Holga al parco non gremito di cani prepotenti e quindi permettermi anche di leggere un po’ o iniziare a progettare il futuro.
Il famoso settembre è sempre più alle porte, e quando per tutta questa lentezza non ci sarà più tempo, vorrò avere la certezza di averne goduto il più possibile.

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Il dolce e illusorio rimandare

In questi giorni di partenze e vacanze, i tempi sembrano rallentare e ogni decisione è sospesa e rimandata. A quando? Ovviamente a settembre. Per antonomasia settembre è il mese più ansiogeno di tutto l’anno, il mese in cui tutto ciò che è rimasto sospeso o lasciato a metà, complice anche la materia grigia evaporata con le torride temperature agostane, deve ricominciare, e al meglio.
Che si tratti di un lavoro, una dieta, un taglio di capelli, un acquisto importante, che si parta oppure no, tutto è rigorosamente da farsi poi, aspettando tempi migliori.
E così questo mese di piena estate, che ci ha messo un bel po’ ad arrivare ma che sta volando come suo solito, scorre tra pace piscina solari birrette estive e magliette pezzate.
Ed è dolce e irresistibile il rimandare, anche quando proprio non potremmo permettercelo… (herpes docet).

Buone vacanze a chi le farà, buon lavoro a chi non smette mai di pensare…al lavoro (che ha o che non ha o non avrà).

Tintarella di luna

Il primo giorno di “mostrar le chiappe chiare” è x me sempre un trauma non indifferente..
Primo perché il più delle volte arrivi impreparata alla chiamata del costume, e mostrar le tue cicce su carnagione grigio topo in una piscina di palestrati che si sono allenati un anno intero non è il massimo, poi da anni mi interrogo sul famoso fenomeno abbronzatura integrale a cui non riesco a darmi mai esaurienti risposte.
Accanto a me vedo corpi dall’incarnato bronzeo perfettamente uniforme: non un segno, un lato più scuro o roseo dell’altro, una spellatura, una bollicina ..niente! Per un periodo ho pensato di emulare il fenomeno tramite lampade UVA indi x cui, nuda o quasi in una doccia solare, avrei dovuto ovviare al problema fianchi bianchi. Invece ne ho guadagnato solo in macchie della pelle e soldi da spendere in costosi trattamenti sbiancanti poi.

Solo che così il trauma è sempre più trauma. Nella mia pelle effetto fantasma mi ritrovo a scovare ogni peletto sfuggito alla ceretta e ogni ricrescita precoce, ogni bolla o neo neo, x non parlare delle croste dovute ai graffi del mio cane bislacco e dei morsi da zanzara tigre.

Ma, above all, i baffetti che mi sono dimenticata di farmi si stanno ossigenando e spuntano vistosamente, vincendo sulle microgocce di sudore, effetto dodicenne al I ciclo mestruale..loro sono oggi il mio vero sassolino nella scarpa e sì lo so che il tipo e la tipa davanti a me mi stanno
guardando proprio questo, vero??!

PS: xò la non più tanto giovane bionda con la cuffia di plastica con fiori attaccati modello mia nonna di Tarquinia mi batte alla grande!

Ich bin ein berliner

Avrei tanto voluto essere a Berlino questo week end. A dire il vero spesso vorrei trovarmi a Berlino, adoro questa città, ma questo week end più del solito.
Si tiene infatti in questi giornu il carnevale delle culture, una tre giorni di carri, sfilate, colori e persone provenienti da tutto il mondo.
Avrei tanto voluto esserci e fare le foto, invece niente sono qui. La mia condizione di semi disoccupata non percepiente reddito non me lo concede.
Strano come quando si lavora non si ha nno ferie o soldi per viaggiare, ora si ha tempo ma non soldi. C’è sempre una costante ad ogni modo..

Comunque sia sono stata ad un bistrot alle porte di villa pamphili. Non c’ero mai stata, e a suo modo mi ha ricordato molto un bistrot berlinese vicino lo zoo.. brecciolino, sedie pieghevoli in ferro battutto, pioppi e bimbi biondi.
Se non fosse che al posto di una weiss ho sorseggiato una cedrata, avrei davvero potuto chiudere gli occhi e pensare di essere a Berlino.