Anais Economy

Investire gli utili in scarpe.
Se le aziende seguissero semplici consigli come questo, l’economia mondiale andrebbe decisamente molto meglio.

Anais pool

Si ricomincia con la stagione estiva… Evviva!!:-/
Mi piace chiudere gli occhi, e con il sottofondo lounge tecno delle forzate di idrobyke, mi immagino in piscina sul roofgarden di un attico newyorkese, a tremila metri di altezza e un migliaio di occasioni solo da prendere al volo.

Poi apro gli occhi e la realtà è che mentre io accumulo sogni, cazzate e chili, i miei compagni di stagione accumulano figli…

Sarà una lunga estate, Anais…

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Per dire…

Se tanto le imprese vogliono risparmiare e al contempo essere ecologiste, iniziamo dagli sprechi di carte.

Alle banche dovrebbe esser oramai vietata la stampa degli scontrini. La metà della gente li lascia ancora nelle fauci del bancomat. La restante parte li butta a terra. E non tirate fuori la scusa che proprio non siete capaci a dir di no, neanche a un dispositivo elettronico con domande preimpostate.

ShoppAholic Anais

Mannaggia a me che ho avuto la malaugurata idea di approdare su Zalando e vedermi un paio di vestiti e di scarpe, tra l’altro fighissimi, ma che ho avuto disciplina di non acquistare. Non c’è oramai giorno, minuto, ora, che Facebook o Google mi ripropongano in tutte le salse possibili e immaginabili l’inserzione di Zalando con quelle scarpe, quel vestito… e che diamine! Sono una donna, non sono una santa! Senza contare l’ansia elettronica, del Grande fratello americano che tutto sa e tutto archivia. Mi immagino chissà dove, su una RAM o un fascicoletto, una directory Anais con tutte le mie compulsioni.

Ad ogni modo, ora inizierò a visionare solo articoli per il fai da te o che so, per bambini, così sarà certo che la voglia di acquistare passi in modo automatico 😉

Riflessioni da aperitivo solitario

Sono tornata ieri da una due giorni a Bruxelles. Con la mia amica Claudia, siamo andate a trovare il nostro vecchio amico Cesco, che da anni oramai vive lì e fa il cameraman producer. Non ci vedevamo da anni. Quelli che dovevano essere 4 mesi alla fine sono diventati 4 anni. Tornare ora, con la situazione da schifo che c’è qui, è tosta. Specie dopo aver visto come si vive in una piccola ma tutto sommato accogliente e graziosa città come quella, ricca il giusto, non noiosa, giovane e vivibile.
Ho conosciuto persone solari che hanno avuto la fortuna ma anche l’audacia di fare scelte di vita coraggiose, che le hanno portate a cambiare stile di vita, amici, a perdere affetti. Ma anche a trovarne di nuovi.

E inevitabilmente ti ritrovi a farti quelle domande a cui non hai mai saputo dare risposta e forse mai ci riuscirai, ma che ciclicamente si riaffacciano tanto per metterti un po’in crisi. E se quella volta avessi detto questo o fatto altro, se avessi aperto quella porta e chiuso quel portone, ora dove sarei. Oggi, chi sarei? La mia vita mi piace, forse perché tutto quello che ho melo sono guadagnato e nel mio piccolo penso di non essere troppo in difetto quanto a coraggio. Per mia indole però tendo a non accontentarmi facilmente, e preferire il tasto Pausa allo Stop. Non riesco a smettere di farmi quelle domande e sperare, tutto sommato, che altre sorprese e altre porte possano aprirsi per me e la mia famiglia, e se non sarà un portone, magari andrà bene anche una finestra.

Apolitical Anais

Bene, Alemanno dal suo profilo mi invita a non votare Marino per evitare il modello Pisapia a Roma che, tra le varie cose, ha solo alzato il biglietto dei mezzi pubblici (perché l’Atac no? e manco funzionano…) e si preoccupa solo “di regolarizzare centri sociali (luoghi d’abituale spaccio)”… Se lui avesse fatto anche una sola delle politiche messe in atto dai centri sociali di Roma (come La strada, Acrobax, La torre ma solo per dirne alcuni…) di rendere lo sport libero e alla portata di tutti, di battersi per un casa e un tetto decente per tutti, di insegnare l’italiano agli stranieri affinché siano così “meno stranieri” che ci fanno tanta tanta paura, di creare spazi per i bambini che gli asili solo off limits, di dare assistenza a tutte le donne vittime di violenze di mariti e compagni ITALIANI… beh… ma magari!!!Non vincerete perché continuate ad essere chiusi e ottusi in falsi luoghi comuni, senza mai mai andare oltre al vostro sporco e vergognoso giardino di agi e favoritismi, per mandare avanti gente priva di coscienza ma spinta solo dall’avidità. La soluzione non sarà Marino, ma vi prego, almeno non insultate chi prova ogni giorno a fare qualcosa per questo paese rischiando diritti e dignità, proprio perché voi politici non lo fate. E chi ancora si beve queste favole, volte solo ad alimentare i miti dei principi e dei lupi cattivi, mi fa davvero ma davvero pena. 

Davvero, i luoghi comuni sono quanto di più fastidioso e deleterio in questo paese, non li sopporto, specie quando poi non sono conformi alla realtà. Davvero ci vogliamo ancora raccontare che i centri sociali siano pieni di giovani che si sfondano di canne dalla mattina alla sera? Ebbene, magari se gira qualcosa è per ingoiare una giornata di non-lavoro o lavoro non pagato di merda, per non disperarsi. Ancora crediamo che il nemico sia lo spinello? E lo spaccio poi, dio buono. Io non frequenterò abitualmente i CSOA, di certo più di Alemanno, e ho visto sempre e solo tanta volontà, tante idee, forse pure troppe, e tanti giovani che si danno davvero da fare e colorano questa città sempre più grigia.
Palestre popolari, trattorie bio, Teatri occupati, nuove realtà in quartieri sempre più asociali e inghiottiti da playstation e pay tv, sono quanto di più bello e colorato e vero e genuino abbia visto negli ultimi tempi a Roma. Che robe…

Detto questo, aimè, io questo week end vado fuori e non potrò votare. Da una parte è quasi una manna questo viaggio, dato che avrei sinceramente fatto una grande ma grandissima fatica a votare Marino perché in questa “sinistra”allacciata e incravattata davvero non riesco a specchiarmi più e mi sono stancata ma davvero tanto, di votare con la logica del tappiamoci il naso. Perché se non mi sento rappresentata perché devo darti il mio voto?
Quest’anno ho fatto scelte diverse, inutili per molti, se non quasi il male assoluto per altri, perché chi prova a guardare altrove è la colpa di chi non vince. Che non è che non vince perché, di per sé, ha un programma del cazzo e poca credibilità, no.

Spero di non tornare di nuovo con una città in scacco alla destra, questo sì, ma non sono poi così sicura che il medico, che vedo così freddo, distante, burocrate e poco coinvolto come molti medici sanno e devono essere, sia la persona ideale per questa città che è un  gran casino ma anche un gioiello, un sogno, un po’ spento. O forse sì. 
La verità è che in questa città vorrei proprio non doverci stare, a volte. Perché tutto è sempre più complicato, e sporco e diverso e non riesco più a trovare qualcosa di mio a cui appigliarmi.

Così vero da far paura

“L’isolamento mi ha scolpito a sua immagine e somiglianza. La presenza di un’altra persona (basta una sola persona) fa ritardare immediatamente il mio pensiero, e mentre per l’uomo normale il contatto con gli altri è uno stimolo all’espressione e al discorso, in me quel contatto è un contro-stimolo, ammesso che questa parola composta sia accettabile da un punto di vista linguistico. Sono capace, a tu per tu con me stesso, di immaginare una quantità di motti di spirito, di risposte rapide a ciò che nessuno ha detto, di folgorazioni di una socialità intelligente con persona alcuna; ma tutto questo sparisce se sono davanti a un’altra persona fisica; perdo l’intelligenza, sono incapace di parlare e, alcuni quarti d’ora più tardi, sento soltanto sonno. Sì, parlare con gli altri mi fa venire sonno. Solo i miei amici spettrali e immaginati, solo le mie chiacchierate che si svolgono in sogno, hanno una vera realtà e un giusto rilievo, e in essi lo spirito è presente come un’immagine in uno specchio.
D’altronde, detesto essere obbligato a un contatto con gli altri. Un semplice invito a cena con un amico mi causa un’angustia difficile da definire. L’idea di un qualsiasi obbligo sociale (andare a un funerale, occuparmi con qualcuno di un problema dell’ufficio, andare a ricevere alla stazione una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta), soltanto l’idea mi sconvolge i pensieri per l’intera giornata, e a volte mi preoccupo fin dalla vigilia, dormo male; e poi il fatto in sé quando si verifica, è un fatto assolutamente insignificante, non giustifica tanti problemi; ma la cosa si ripete e io non imparo mai a imparare.
“Le mie abitudini appartengono alla solitudine e non agli uomini.” Non so se l’ha detto Rousseau o Senancour. Comunque era uno spirito della mia specie: vorrei poter dire della mia razza”.

(Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa)

E il quartiere (che si fa) cosmopolita

Le comodità dei bengalesi/indianini sotto casa, che ti puoi togliere ogni sfizio, ogni voglia, in qualsiasi stagione e in qualsiasi momento.
Ad esempio quando vado all’estero, avere un indianino vicino l’albergo è una garanzia e un plus quasi più della metro, per non rischiare di rimanere assetato o affamato al rientro dalle notti brave (!) e per trovare l’ultimo gusto tropicaleafrodisiaco delle mentos, ancora inedito in Italia.

L’importante è non stare a farti troppe domande sulla provenienza di alcuni prodotti…
Un pezzo di mondo (e di Pigneto) a via dell’annunziatella. Say Yo!