Riflessioni da aperitivo solitario

Sono tornata ieri da una due giorni a Bruxelles. Con la mia amica Claudia, siamo andate a trovare il nostro vecchio amico Cesco, che da anni oramai vive lì e fa il cameraman producer. Non ci vedevamo da anni. Quelli che dovevano essere 4 mesi alla fine sono diventati 4 anni. Tornare ora, con la situazione da schifo che c’è qui, è tosta. Specie dopo aver visto come si vive in una piccola ma tutto sommato accogliente e graziosa città come quella, ricca il giusto, non noiosa, giovane e vivibile.
Ho conosciuto persone solari che hanno avuto la fortuna ma anche l’audacia di fare scelte di vita coraggiose, che le hanno portate a cambiare stile di vita, amici, a perdere affetti. Ma anche a trovarne di nuovi.

E inevitabilmente ti ritrovi a farti quelle domande a cui non hai mai saputo dare risposta e forse mai ci riuscirai, ma che ciclicamente si riaffacciano tanto per metterti un po’in crisi. E se quella volta avessi detto questo o fatto altro, se avessi aperto quella porta e chiuso quel portone, ora dove sarei. Oggi, chi sarei? La mia vita mi piace, forse perché tutto quello che ho melo sono guadagnato e nel mio piccolo penso di non essere troppo in difetto quanto a coraggio. Per mia indole però tendo a non accontentarmi facilmente, e preferire il tasto Pausa allo Stop. Non riesco a smettere di farmi quelle domande e sperare, tutto sommato, che altre sorprese e altre porte possano aprirsi per me e la mia famiglia, e se non sarà un portone, magari andrà bene anche una finestra.

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