Archivi

Have a nice week

La mia settimana è iniziata all’alba delle sette, con un alacre giardiniere che ha deciso che quella fosse l’ora adatta a sfrondare il praticello condominiale, proprio sotto le mie finestre.
Inutili le grida, ancora impastate di sonno (“Ma le pare ora??!!Ma vuole smettere?? La faccia finita!!A stro…”) che lui ha fatto finta di non sentire, e i tappi di cera. Il tempo di riaddormentarmi che la sveglia ha squillato.

Successivamente sull’ardeatina un’altra immagine, altrettanto raccapricciante, ha invaso le mie orbite. Un uomo al volante con un orologio di plastica indossato sopra il polsino della camicia. Che tra l’altro con prepotenza si è insinuato in fila avanti a me, così che per buoni 10 minuti ho continuato a vedere il suo ridicolo braccio penzoloni dal finestrino.

Ma la gente che gusti ha?

Sunday Anais Morning

Eccomi al parco, di domenica mattina, con un bel po’di ore di sonno sulle spalle e il sapore del caffè di casa che ancora fa su e giù nel palato.
Tira una leggera brezzolina, il cielo è blù denso di nuvole morbide e tondeggianti, portatrici di sogni sparsi o forse solo di pioggia.
Ho con me un libro mediocre, un giallo condito con un po’di romanticismo ma che alla fine si lascia leggere. Holghina fa l’esploratrice di buche e radici di malva e cerca di controllarsi dall’istinto di lanaciarsi in folli corse a perdifiato per gli ettari millenari dell’appia antica. Stamattina niente compagni di giochi.
Porei rimanere qui ore e ore. Cullata solo da vento, cinguettio di uccelli e fruscio d’erba, con i rumori della città e dell’anima tenuti ben a distanza.
Forse lo farò, o forse alla fine cederò al mio senso del dovere e alla lezione di acqua gym prenotata e che inizia tra mezzora.

Andare, restare. Senza tempo, con i minuti contati. Cura del corpo, cura dell’anima.
Ecco che la soluzione arriva dal mio cane… che inizia ad abbaiare molesta a due fotografi naturalisti, super equipaggiati, che solo lei poteva notare, mimettizati tra tulipani e spighe. Meglio così. On y va.

20130519-105322.jpg

Anais seasonal

Un maggio così era una vita che melo sognavo.
Il ritorno della vecchia e cara mezza stagione, che regala giornate tiepide e solari, e serate fresche e frizzanti.
Che puoi alternare le tue sciarpine colorate, le tue amate maniche a tre quarti, le ballerine e i giubbini di pelle, senza sentirti squagliare da un momento all’altro.
Io, che spesso mi crogiolo nell’indecisione, sono nata per la mezza stagione.
L’illusione di uno stato di equilibrio.

Anais morning power

È bello poter dormire fino a tardi, ma ultimamente apprezzo di più il pregio di poter fare più cose, avendo a disposizione l’intera mattinata.
Una corsetta al parco, qualche esercizio, rifare il letto senza ciancicarlo, guardare l’ultima puntata di grey’s anatomy, cucinare delle sane verdure (!!), leggere, ascoltare spotify, farsi la ceretta alle braccia, pulire i residui di cera finiti un po’dappertutto, passarsi il silk epyl mentre virobino si fa i giretti suoi, farsi una maschera aiurvedica al viso e cospargersi di creme e cremette.

Ora il problema è smettere di fare tutte le cose belle che la mattina ci ha concesso e lavorare…

Some technic things

Adoro e ammiro le persone che fanno lavori tecnici, informatici, ingegneristici, a livelli avanzati. Spesso sono persone pacate, serene, pratiche, taciturne. Il più delle volte sanno risolvere tutti quei problemi che a te sembrano insormontabili e ti fanno perdere ore e pezzi di fegato.
Oltre che riuscire a programmare e trasformare in realtà quelle che per te erano solo elucubrazioni, idee buttate là senza forma. La creatività senza le menti tecniche sarebbe monca, un uccello senz’ali.
Per questo se le becchi nella giornata sbagliata, quella del “No. Non se po’fa. Perché no.”, non puoi fare altro che spallucce e tornare alla tua misera ignoranza “pratica”.

Stylish lunch

E così sei sola al pranzo della domenica, ma dopo una settimana di dieta a base di panini, frutta, cene saltate, latte e cereali, cene con gallette, gallette con prosciutto, decidi che stavolta no, almeno oggi un minimo di cuore celo vuoi mettere.
E così ti prepari una bella caponatina light di verdure e pomodorini, bissi l’hamburger di soia, pane azimo e per finire ultimi rimasugli del kinder pasquale.
Sola sì, ma con stile.

Buonanotte

Ed ecco che dopo una giornata di lavoro iniziata alle 9 e finita ora, quando hai fatto tanto, letto, scritto, parlato, incontrato e ascoltato persone e amici, lavato bicchieri e svuotato ciotole di arachidi tostate… passeggiare sola, con il mio cane, per il quartiere silenzioso che si prepara alla notte…beh, ha un non so che davvero libaratorio.
Buonanotte.

Home sweet home#2

E no, non ce l’ho fatta neanche stavolta. Un po’per pigrizia un po’per indole, neanche oggi mi son messa a sistemare e liberare la vecchia camera da vecchie quisquiglie.
Troppi cassetti, troppe scatole e vasi di pandora da scoperchiare. Troppe cose che dovrei buttare ma non trovo il coraggio o ancora la giusta distanza per dissociarmene. Troppe carte che dovre rileggere per capire se cestinarle, troppi sogni che non voglio ancora archiviare.
Io che mi reputo una cinica, non solo di nome, nonché genio delle pulizie, quandro entro qui non so dove mettere le mani e ho solo paura di fare danni di cui potrei pentirmi.

Home sweet home

E nonostante le diversità e le incomprensioni, gli anni passano, lavano vecchie ruggini e smussano qualche spigolatura. Così quando torno a casa dei miei genitori mi sembra sempre di attraversare una dimensione parallella. Quella in cui niente di male potrà accadere, tutto andrà per il meglio e i problemi non ci sono più. O almeno cosi sembra. La dimensione dell’esser figlia non so come mai ma presuppone l’idea, o almeno la speranza, che qualcuno dalla tua parte, pronto ad abbracciarti e prendersi cura di te quando serve (o quando no) ci sia sempre. Anche se purtroppo non è così e prima o poi con questa dura realtà dovrò scontrarmi. Richiudermi nella mia vecchia stanza, circordarmi di vecchie e ora inutili cose mi da il peso di quello che sono, che ero e non voglio dimenticare. E in questi 3 mq torno ad essere, quando voglio o ne sento il bisogno, una bambina solitaria, un’adolesente assennata, una studentessa curiosa, una ragazza entusiasta, innamorata, tradita, fragile…dai lunghi capelli e sempre qualche chilo in più di quelli desiderati. Immersa nelle sue musiche e nei sogni. E niente e nessuno ci entra in questa dimensione che conosco solo io e che ogni tanto mi richiama a sé.
Come un animale, che ha bisogno di cambiare pelle ogni tanto, ma per farlo deve starsene un po’solo con quella vecchia e capire cosa salvare e cosa no.

Come quegli effetti da cinema, che sei fermo e tutto ti gira intorno, si muove. E scorrono le immagini, i momenti. E ti senti esattamente dove dovresti stare. E niente di male ti può accadere.
La sicurezza del passato, che sai sempre come andrà a finire anche se tenti di leggerlo da diverse angolature. E molte di quelle cose a cui credevi non saresti mai sopravvissuta, ti hanno invece resa quella fantastica creatura che sei.

Come si fanno a cestinare 30 anni? Da dove comincio?