E se fosse, forse sarebbe così liberatorio…
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Ciao Stè
E così ti ritrovi a scoprire una funzione nuova di Facebook, di questo strumento social odi et amo… scopri che Stefano non c’è più, all’improvviso e non ne sapevi nulla.
Quel ragazzone cosí simpatico il cui inconfondibile accento ligure ti riecheggia in testa come se ci avessi parlato fino ad un minuto fa.
Stefano il poliziotto buono e il suo amore per le foto, i caffè nespresso e le uninche mance del WSP. Stefano che voleva fare il corso di PS, che non si attivava mai ma lo voleva fare solo al WSP. Stefano che ci ha regalato una cornamusa all’inaugurazione, che porta bene, porta guadagno… Stefano che mi taggava in foto stupidissime e io lo cazziavo… Stefano uno di quelli che ci voleva bene, ma bene davvero.
Ed è così… e salgono a 5 i profili tenuti su dall’amore e dal dolore di chi rimane per chi improvvisamente e troppo presto sene è andato.
5 anime che son lì, che non ho il coraggio né voglio cancellare, perché erano 5 profili veri, mica gente così… e ogni tanto ci ritorno, anche se mi fa male… ci torno così come tornerò da Stefano e mi ricorderò ancora di quella voce e sorriderò.
Ciao Stefano!
AnalogicAnais
E quando il tuo adorato cane ti mangia una delle tue foto a cui sei in assoluto più affezionata, uno scatto analogico di cui non hai negativo, istantanea di un viaggio unico, in un momento banale che non sai dire perché ma semplicemente speciale, potresti per una volta davvero dare ragione ai tanti che ti ripetono:”ma chi te l’ha fatto fare”.
Un colpo al cuore… noi fotografi siamo così. Se mi avesse mangiato una borsa o 500 euro forse avrei pianto di meno.
Ed ora il dramma è perdonare…
Tanto per dire #2
People hurts.
Anais pool
Si ricomincia con la stagione estiva… Evviva!!:-/
Mi piace chiudere gli occhi, e con il sottofondo lounge tecno delle forzate di idrobyke, mi immagino in piscina sul roofgarden di un attico newyorkese, a tremila metri di altezza e un migliaio di occasioni solo da prendere al volo.
Poi apro gli occhi e la realtà è che mentre io accumulo sogni, cazzate e chili, i miei compagni di stagione accumulano figli…
Sarà una lunga estate, Anais…
Riflessioni da aperitivo solitario
Sono tornata ieri da una due giorni a Bruxelles. Con la mia amica Claudia, siamo andate a trovare il nostro vecchio amico Cesco, che da anni oramai vive lì e fa il cameraman producer. Non ci vedevamo da anni. Quelli che dovevano essere 4 mesi alla fine sono diventati 4 anni. Tornare ora, con la situazione da schifo che c’è qui, è tosta. Specie dopo aver visto come si vive in una piccola ma tutto sommato accogliente e graziosa città come quella, ricca il giusto, non noiosa, giovane e vivibile.
Ho conosciuto persone solari che hanno avuto la fortuna ma anche l’audacia di fare scelte di vita coraggiose, che le hanno portate a cambiare stile di vita, amici, a perdere affetti. Ma anche a trovarne di nuovi.
E inevitabilmente ti ritrovi a farti quelle domande a cui non hai mai saputo dare risposta e forse mai ci riuscirai, ma che ciclicamente si riaffacciano tanto per metterti un po’in crisi. E se quella volta avessi detto questo o fatto altro, se avessi aperto quella porta e chiuso quel portone, ora dove sarei. Oggi, chi sarei? La mia vita mi piace, forse perché tutto quello che ho melo sono guadagnato e nel mio piccolo penso di non essere troppo in difetto quanto a coraggio. Per mia indole però tendo a non accontentarmi facilmente, e preferire il tasto Pausa allo Stop. Non riesco a smettere di farmi quelle domande e sperare, tutto sommato, che altre sorprese e altre porte possano aprirsi per me e la mia famiglia, e se non sarà un portone, magari andrà bene anche una finestra.
Così vero da far paura
“L’isolamento mi ha scolpito a sua immagine e somiglianza. La presenza di un’altra persona (basta una sola persona) fa ritardare immediatamente il mio pensiero, e mentre per l’uomo normale il contatto con gli altri è uno stimolo all’espressione e al discorso, in me quel contatto è un contro-stimolo, ammesso che questa parola composta sia accettabile da un punto di vista linguistico. Sono capace, a tu per tu con me stesso, di immaginare una quantità di motti di spirito, di risposte rapide a ciò che nessuno ha detto, di folgorazioni di una socialità intelligente con persona alcuna; ma tutto questo sparisce se sono davanti a un’altra persona fisica; perdo l’intelligenza, sono incapace di parlare e, alcuni quarti d’ora più tardi, sento soltanto sonno. Sì, parlare con gli altri mi fa venire sonno. Solo i miei amici spettrali e immaginati, solo le mie chiacchierate che si svolgono in sogno, hanno una vera realtà e un giusto rilievo, e in essi lo spirito è presente come un’immagine in uno specchio.
D’altronde, detesto essere obbligato a un contatto con gli altri. Un semplice invito a cena con un amico mi causa un’angustia difficile da definire. L’idea di un qualsiasi obbligo sociale (andare a un funerale, occuparmi con qualcuno di un problema dell’ufficio, andare a ricevere alla stazione una persona qualsiasi, conosciuta o sconosciuta), soltanto l’idea mi sconvolge i pensieri per l’intera giornata, e a volte mi preoccupo fin dalla vigilia, dormo male; e poi il fatto in sé quando si verifica, è un fatto assolutamente insignificante, non giustifica tanti problemi; ma la cosa si ripete e io non imparo mai a imparare.
“Le mie abitudini appartengono alla solitudine e non agli uomini.” Non so se l’ha detto Rousseau o Senancour. Comunque era uno spirito della mia specie: vorrei poter dire della mia razza”.
(Il libro dell’inquietudine, Fernando Pessoa)
Intro
Il brutto di essere persone introverse e particolarmente sensibili, laddove per particolarmente non voglio dire di esserlo più degli altri, ma in modo diverso certamente sì, è che si è sempre scoperti, come una ferita che non si rimargina mai e raccoglie polvere, dolorosa.
E delle parole, degli atteggiamenti, degli eventi feriscono sempre un pochino di più degli altri. Perché si è fatti in un modo che non è mai al passo con i tempi , davvero, ma non cela si fa, si è sempre un gradino indietro anche se, idealmente, ci si sente avanti.
Brutta bestia davvero, l’introversione.
Things I’d like to do
“Non idealizzare la tua “vocazione”. O riesci a scrivere bene oppure no. Non esiste uno “stile di vita da scrittore”. Tutto ciò che conta è quello che lasci sulla pagina.
Zadie Smith
Cose alla “me”
Hai due biglietti della metro, uno è la corsa scaduta dell’andata, l’altro è quello buono per il ritorno.
Mentre scendi le scale e punti il cestino, perché la tua borsa ha solo 20 giorni ma già è piena di una vita di cartacce, ti dici nella destra ho il nuovo, a sinistra butto il vecchio, nella destra ho il nuovo a sinistra ho il vecchio…nella destr no nella sinistr….no asp..
Cazzo butti quello buono, ti giri ed è ovviamente passato lo spazzino che da una settimana non svuotava il cestino..e il tuo metrò in sottofondo passa…
Ne capitasse una….ma, son tipiche cose alla me…metafore di molteplici treni persi per la sbatataggine, sfiga o fatalità di aver lasciato andare sempre le carte migliori…

