Già 3 herpes labiali (tra l’altro contemporanee), 0 giornate di sport, 0 nuove foto, contenuto della calza della befana ancora disponibile in discrete quantità a distanza di una settimana…
Questo 2013 continua a non convincermi….ma continuiamo a crederci
Duemilaecredici (cit.)
Da neofita di twitter, ho trovato questo gruppo simpatico e ne ho sposato la filosofia: #duemilaecredici.
Si perché per l’anno appena iniziato abbiamo tutti bisogno di una sana e vigorosa dote di autostima e fiducia in noi stessi.
Il 2012 per me è stato un buon anno ma è stato un anno di passaggio, un trampolino, un training, una preparazione atletica finalizzata a un grande salto, iniziata già qualche anno fa.
Ora pero’mi trovo sul filo del trampolino, impossibile camminare ancora o si salta oppure l’unica altra soluzione è rinunciare e tornare indietro.
Ce la farà la vostra eroina a fare il grande salto?
Duemilaecrediamoci!!
L’anno che verrà#2
Il 2012 per me è stato un buon anno, non posso negarlo.
Libertà, lavoro indipendente, tanti viaggi, piccole e grandi soddisfazioni, tante foto, meno mal di testa. Tante preoccupazioni e umore alterno, ma questo fa parte di me, non della numerologia.
L’unico rimorso è che é stato un anno di poco cinema. Di film ne ho visti sì, ma mi è mancata la sala, le luci che si spengono e il silenzio improvviso, i titoli di coda, lo schermo gigante, persino l’odore di umido e ammoniaca di certi cinema ammuffiti in cui sono solita andare.
Senza se e senza ma, l’anno che verrà sarà per…tornare al cinema
L’anno che verrà #1
Mi Cuba
Questa galleria contiene 10 immagini.
Buon Anno Anais
Praticamente nei primi due giorni del 2013 ho visto tutta la televisione non vista nel 2012.
Bloccata a letto 2 giorni da febbre e raffreddore, che per come sono fatta io potevano già essere sintomo di chissà quale malattia caraibica.
Si ricomincia quindi con vecchie tradizioni, di quando da adolescente gran parte delle feste mele fottevo tra febbri e influenze, sarà ma oramai quando torno da un viaggio mi capita sempre piu’spesso, una sorta di malattia del viaggiatore che non vuole tornare, o l’aria sempre piu malsana di questa città.
Comunque sia, buon anno amigos…
Anaismi
Il riuscire a sentire anche per un’ora di fila e per giorni interi una sola canzone…a voi capita mai?
Nei mitici anni novanta rimasi colpita da un ragazzo che era solito registrarsi anche intere musicassette con una sola canzone, per evitare quella noia del rewind, che ai tempi, oltre che rischiare inceppamenti vari, era un logorio di attese.
Se poi le ore e i giorni sopravvivono agli anni e alle epoche, allora quelli sì che sono i miei personali capolavori.
PS: Nella fattispecie Missy Higgins “The River”.
Non ti curar di loro, ma guarda e passa…
Mai fidarsi di chi ha risposte su tutto e per tutto, dei fantomatici tuttologi dalla scienza infusa, sicuri su tutto e tutti, dalle soluzioni preconfezionate e sterili, psicologi da wikipedia e grandi filosofi della fuffa.
Meglio una parola di meno che una di troppo, peccato che melo dimentichi sempre, sempre e comunque…
Ma, andiamo avanti così, con i nostri se, i nostri mah, i nostri forse, i nostri chissà..senza coreografie, fermandosi, tornando indietro e poi avanti e poi in tondo…perché continuo a credere che, nella vita, l’unica certezza è la banalità della morte, e chi ha già tutte le risposte del mondo forse è solo perché si è posto le domande sbagliate…
Waiting
Gli ospedali si sa, non sono propriamente dei parchi gioco, né però mi sento di dire banalmente che sono luoghi tristi. Non è giusto né per chi ci lavora, né tanto meno per chi è costretto a starci, per un motivo o per un altro.
Sono in attesa di una visita in una clinica, già da un’ora…la mia visita era prevista per le 10:30..così come quella di altre 3 persone..Il dottore in questione, scorbutico in quanto ultimo luminare della neuroscienza, dice che lo fa per evitare di darci appuntamenti a distanza di mesi..sarà..ma poi in questi casi si scatena quella triste lotta tra chi è arrivato prima, chi io sto qua da ieri e chi la clinica praticamente l’ho aperta io e allora meglio mettersi l’amima in pace e aspettare..
Eppure le attese in ospedale sono sempre tra le più snervanti..anche per una visita banale che tanto non ti risolverà niente come al solito, ti ritrovi a ripercorrere a mente la tua cartella clinica vitale e tirare da sola la tua anamnesi. È che a rividere certe analisi ti accorgi che c’è sempre un valore sballato nonostante ripetizioni, una volta uno una volta un altro, con qualche costante..esattamente come nella propria vita, mai tutto completamente apposto..E poi analisi che ti sembrano fatte ieri, figurati se è il caso di rifarle, invece cavolo…e son passati 8, 6, 4 anni..per cui ti inizi a sentire più vulnerabile..che tra 20 e 33 anni, volendo, ci passa una vita…la vita, la mia.
Sì, decisamente odio le attese, specie quelle mediche..
Carré, Carrà, olè…
Ci sono fasi alterne nella vita. Alcune belle, altre meno, alcune sei magra, altre no, alcune sei felice, talatre un po’meno.
Tra tutte le fasi, quella del capello via di mezzo è comunque tra le peggiori.Puoi solo attendere che passi e non peggiorare ulteriormente la situazione (leggasi Extension).





