Just my immagination

Mi piace interrogarmi sulla vita della gente. Alcune persone colpiscono la mia curiosità più di altre e mi ritrovo a fissarle, a indovinare le loro storie.
Ho iniziato da piccola. La domenica in chiesa, del tutto disinteressata dalla funzione, mi inginocchiavo ed usavo le mani giunte come copertura per fissare le persone e immaginarmele nelle loro case. Com’erano ad esempio la cameretta di quella bambina o la cucina di quella signora? Ho sempre continuato a farlo, magari la sera a ritorno da lavoro sul bus o imbottigliata nel traffico. D’estate poi l’ispirazione aumenta. Tutte queste finestre aperte, illuminate sino a tardi. Rumore di piatti, trasmissioni TV, discussioni sottovoce e risate.
Oggi mi ha colpito una coppia con una bambina. La mamma era davvero una tipa tosta. Una bella signora, con un parlare forbito e poco romano e molto attenta a che la bambina obbedisse e non creasse disturbo. A differenza di un’altra coppia abituale e che ogni anno torna con un figlio, piagnucoloso, in più. Ho pensato che potesse essere un avvocato o una manager del marketing o una giornalisa. Una per cui le parole fossero importanti, così come le regole.
Sì, ad immaginare le vite degli altri ci vorrebbe una vita intera.

Lucky Anais

Cavolo, certi posti davvero non hanno bisogno di parole per essere descritti.
E a volte basta davvero poco per ricaricare le pile, senza andare troppo lontano.

vento fresco di un’estate insolita, i colori caldi del tramonto, odore di erba e fiori di campo, rumore di fronde, uccelli dalla lingua sconosciuta. E la città alle spalle, sembra così lontana.

Il mio angolo di Toscana sotto casa. Really lucky girl!

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CurriculAnais

E poi di fronte ad un annuncio di lavoro qualsiasi, di quelli di richiamo, sparati a caratteri cubitali, rifletti su quanto tempo è passato da quando hai mandato l’ultimo inutile CV.
Non troppo, dopotutto. Ma, finalmente, dopo tanto peregrinare, ti senti incredibilmente soddisfatta del tuo attuale lavoro, nonostante la stanchezza, le difficoltà e l’insicurezza del ricominciare. E puoi smettere quella ricerca infinita e sfiancante e di partecipare a quel circo degli orrori che sono i colloqui di lavoro.
Finché dura, s’intende.

Tanto per dire #3

Non sopporto quelli che siccome sei sposata e hai (quasi) 34 anni, la domanda di rito è: figli? 
Insomma la trovo una questione talmente delicata che trovo così inopportuno che venga posta, specie da passanti o conoscenti. E se non posso averli? E se li ho persi? E se io li voglio e mio marito no o viceversa? E se uno ci prova da anni ma senza risultati?

Per non parlare di chi va oltre dicendo: devi avere una casa più grande per quando avrai figli, e un auto più spaziosa e come pensi di educarlo se lavori 12 ore al giorno, e i tuoi mica sono eterni e lo sai che gli asili nido costano un sacco di soldi?

Insomma, questo per dire che alla fine anche io domenica ad un vecchio compagno di scuola che non vedevo da tempo, esaurite le domande di rito, ho chiesto: figli?
Pentendomene all’istante. Insomma non è proprio come chiedere che lavoro fai o che hai mangiato ieri. 

I figli sono piezz ‘e core, sia che ci siano, che no. Fatevi un po’ i “figli” vostri.

AnalogicAnais

E quando il tuo adorato cane ti mangia una delle tue foto a cui sei in assoluto più affezionata, uno scatto analogico di cui non hai negativo, istantanea di un viaggio unico, in un momento banale che non sai dire perché ma semplicemente speciale, potresti per una volta davvero dare ragione ai tanti che ti ripetono:”ma chi te l’ha fatto fare”.

Un colpo al cuore… noi fotografi siamo così. Se mi avesse mangiato una borsa o 500 euro forse avrei pianto di meno.
Ed ora il dramma è perdonare…

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Un diavolo castano per capello

P: Allora come li facciamo?
A: Bah direi come al solito…
P: A te piace un biondo un po’freddo giusto?
A: Beh sì
P: Ma che ne dici di farli ancora più biondi? Sai è uscita questa nuova linea, luminosissima, proprio adatta al tuo colore
A: Ma sì, in fin dei conti e estate, andiamo col più biondo…

Ed uscii 4 ore dopo castana, verosimilmente tale e quale a quando uscii dall’utero di mia madre, e con il portafogli vuoto.

P: Wow, che bionda!
A: (Tu sorella!)

Ma perché i parrucchieri devono essere così bugiardi??

Responsable

“Lavoro come Responsabile Marketing per un’azienda, ma provengo da tutt’altro campo, avendo studiato lingue e letteratura. Sono pertanto qui a questo corso per capirci qualcosa e raccapezzarmi”.

La domanda sorge spontanea, e non c’è neanche bisogno di farla, no?

Nel blu dipinto di blu

Devo ammettere che la piscina estiva ha tutto un altro sapore e anche svegliarsi presto diventa meno pesante.
Il primo sole che ancora non brucia, il caldo non asfissiante, l’acqua più fredda e le vasche semivuote. Gli occhi fanno il carico di celeste e calma, prima che si scateni l’inferno giornaliero.
Da rifare!

I hate this girl

Ma le donne che anche con 40 gradi all’ombra le vedi imperterrite e imperturbabili nei loro golfini e guai ad accendere l’aria condizionata, per quanto a 30 gradi, ne vogliamo parlare?

Invidia? Sì! Ma anche tolleranza zero: e siate umane, come noi poveracce dalla pelle unta e i capelli increspati e appiccicati dall’umido.