La grande depressione

Ci si può sentire depressi da e per via della città in cui si vive? Presumo di sì. E se un tempo pensavo potesse capitare solo a chi abita in zone molto disagiate o dove che so, fanno 5 ore di luce al giorno, fissi sotto le zero senza poter uscire o svagarsi, ora credo invece che stia capitando a me che, in teoria, abito in una grande capitale, una città che dovrebbe essere tra le più belle al mondo.

So che ultimamente è un tema trito e ritrito di cui si parla in tutte le salse, a volte fin troppo piccanti, ma oramai non si può più fingere di esser arrivati, davvero, all’esasperazione. 

Anni fa mi feci una litigata con la compagna argentina, trapiantata a barcellona, di un amico. Si lamentava di quanto Roma fosse sporca, sciatta, disorganizzata e io me la presi quasi sul personale, attaccandola. E non era niente al confronto di oggi. Bene o male “normali” disagi di una città, italiana, enorme e sovraffollata. In questo weekend sono stata a Milano e ho rivisto una ragazza napoletana che per anni ha vissuto a Roma e l’ha amata e l’ho sentita parlare bene della sua nuova città e di come la qualità della sua vita fosse migliorata. Di come sia tutto più organizzato, pulito, a portata di mano, quasi da sentirsi in vacanza, di come fossero tutti più gentili e cortesi. Sì perché anche noi romani siamo peggiorati e siamo diventati sciatti, sporchi, maleducati, complici e al contempo vittime di questo declino. E l’ho invidiata. E Milano mai come in questi giorni mi è sembrata così bella e noi, davvero, i cugini poveri e malaticci. 

Perché la città è sporca e putrida e l’Ama ci mette del suo, e i secchioni sono sempre pieni e di spazzini io non ne vedo da un’eternità, però chi butta materassi, mobili, elettrodomestici per strada? Chi lascia le piazze tappezzate di carte e bottiglie di birra vuote? Chi scrive sui muri appena ridipinti o li tappezza con poster abusivi? È perché non ci sono secchioni a sufficienza né servizi adeguati. Sì, a trovar alibi siamo da sempre maestri, così come nell’arte del lamento. 

Ma Roma fa schifo davvero, aimè, e non riesco più ad amarla e a ritrovarne la bellezza. Ad arrabbiarmi con chi ci chiama ladroni, con chi ci deride. Un tempo almeno, con i giornali locali, i panni sporchi si lavavano in casa. Adesso, con il web, la nostra disperazione è sotto gli occhi di tutti. Tutti ci compatiscono o ci deridono. Oggi persino il New York Times ci ha dedicato niente meno che la prima pagina. 

Ed io mi deprimo, come un’amante delusa, lasciata, abbindolata. Come nelle migliori coppie ci si ama e si soffre entrambi, ma c’è sempre qualcuno che la fa grossa e chi ne paga le conseguenze. Tu stai male Roma, lo so, ma a soffrire di più sono io, siamo noi, i tuoi cittadini che ti hanno amata e rispettata da sempre.

Mi fa male non poterti difendere da chi dice che siamo al livello di terzo mondo. È così. Ed io ho anche la fortuna di non dover affrontare più quella tortura quotidiana dei mezzi pubblici, che pure ho frequentato anche col sorriso e accettando disagi nella norma, ma quello che accade ai miei concittadini metropolitani è da incubo. E vedere che tutti ci guardano nella nostra disperazione, nel nostro parlare rozzo e più che mai sguaiato, mi mette così a disagio. 

Mi deprimi. Non ho più voglia di vederti, di frequentarti, in questa poi che dovrebbe essere tra le stagioni più belle per stare all’aperto, tra i parchi, i bistrot, i concerti. E invece puzzi e mi fai senso. Mangiare una pizza con le amiche e poi doversi tappare il naso per non sentire l’odore di piscio salire dalla strada, la monnezza ovunque e le foglie marce che tappezzano le strade. Le scritte sui muri di vie e quartieri sempre più squallidi. Casermoni di cemento cresciuti senza controllo, senza senno, macchine, chiasso. Mi manca l’aria e non ce la faccio e così ti evito. Non ho voglia di uscire, di vederti. Oramai è un continuo girare tra un locale e l’altro per non doverti incontrate mentre un tempo mi mancavi. Non mi attira più niente di quello che mi proponi. E mai come oggi vorrei abbandonarti perché non ce la faccio più.

Sono depressa, di una depressione da cui non so come guarire. Diamoci un’altra possibilità, come da copione, mi verrebbe da dirci. Anche se non so più davvero a cosa appigliarmi per guarire e farti guarire. 

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