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A terra

Ieri mi sono ritrovata per la prima volta a terra. Con una ruota. Sgonfia. Anzi, definitivamente bucata. Sinceramente non mene sono proprio accorta, o forse a ripensarci quando l’ho accesa mi sembrava un po’ frenata..e magari il mio parcheggio impennato sui radicioni di pino non ha aiutato…ma poi sono andata dritta per la mia strada.

Lo sport mi ha salvata. Uscita dalla piscina mi sono accorta del danno, evitando così di finire sfrantumata sull’Ardeatina.

Impossibile non ripensare a Cuba. Le macchine a noleggio erano a dir poco ciofeche e così più volte ci è capitato di doverle cambiare, rigonfiare, ruotino, 10 cuc.

E a Cuba non era poi così sicuro trovare a portata di mano qualcuno che ti gonfiasse o sostituisse la ruota, con metodi a dir poco fantasiosi.

Ci penso spesso a Cuba, specie in questi giorni infiniti di pioggia, chiusi nelle nostre auto, stretti in cappotti che pizzicano. Ripenso a quel senso di libertà, a quegli occhi limpidi che ho visto solo lì. Di chi non ha più nulla da perdere, ma solo da guadagnare. Senza aspettative, per questo liberi e pronti ad abbracciare qualsiasi cosa, compresi fotografi romani, con quel modo cosi strano di fotografare…vicini vicini…

Nei panni (e nella testa) di Anais c’è un UFO

Oggi senza volerlo più di tanto, le mie interletture hanno spaziato tra test “scopri che età ha la tua pelle” e “come calcolare la tua pensione” e “a quanti anni andrai in pensione”.
O forse sono arrivata ai test sull’età della pelle proprio perché calcolavo la pensione…

Che segnali non troppo reconditi mi sta inviando il mio cervello(complice google)?

Il senso di Anais

Ecco lo confesso…l’idea che le mie parole possano esser lette da decine o centinaia di persone, che si tratti una volta di agenti, un’altra di viaggiatori o comuni passanti, mi esalta un po’.

È dare quel senso alle cose che fai, che posson venire a volte bene altre male, ma avranno la loro dignità di esistere. Messaggi in bottiglie di plexiglass: trasperenti e traspiranti.

Breath

Oggi a Roma nonostante le minacce di pioggia si respira già aria di primavera.
L’aria è tiepida e per la prima volta da tempo ho sentito caldo e mi sono sentita fin troppo coperta.

Manca poco e le giornate torneranno definitivamente ad allungarsi, mentre io che esattamente un anno fa mettevo il muso fuori dalle strette mura dell’università per annusare un po’in giro, sono tornata a chiudermi nelle stanze di un ufficio.
Ma si ricomincia. Qualche settimana fa ho definitivamente dato le dimissioni dal vecchio posto di lavoro, archiviando circa 7 anni di gioie e dolori, che tra alti e bassi hanno comunque fatto parte di me.
Il mio animo inquieto ed errabondo ha per ora trovato casa in un’agenzia creativa. E sembra promettente. Per farla facile ai miei genitori, che in tutti questi anni fanno sempre un po’fatica a capire che lavoro/i faccio, mi occupo di scrivere i testi per le pubblicità. Ma è solo una piccola parte.

Mi sento un po’confusa ma banalmente entusiasta. I capelli mi stanno finalmente crescendo, sono tornata ad usare le matite per le labbra, ho comprato un paio di scarpe con tacco alto e plateu, i primo della mia vita perché Anais ora è grande e a lavoro va in auto. E poi calze ocra e fuxia.
Sì, qualcosa di nuovo bolle in pentola anzi direi che è cotto…e posso spalancare le finestre e iniziare a respirare a pieni polmoni quest’aria nuova.

Perché, Sanremo?

Non sono tra le schiere dei contrarissimi a Sanremo.
Da piccola lo guardavo, per commentare insieme alle compagne di classe le canzoni migliori e cantarle con i testi di TV Sorrisi e Canzoni alla mano.
Ma rimanevo sempre indietro, perché di base mi ha sempre annoiato e non riuscivo a guardarlo fino alla fine.

La questione di fondo è che non riesco a concepire di “vedere”la musica. Ho un rapporto molto intimo con la musica. Adoro ascoltarla al buio, spesso con le cuffie per sentirla ancora più vicina.
La maggior parte dei cantanti che ascolto non so neanche come è fatto perché non mi interessa. Sono voci, suoni, vibrazioni, emozioni allo stato puro.
Così come detesto i video e MTV, rete che trovo più noiosa di un documentario sulla procreazione dei cetacei, Sanremo alla fine mi annoia.
Se devo vedere le scene, i vestiti, il gossip..la musica mela perdo.

E tutto sommato..posso vivere anche senza Modà, Chiara, Anna, Gina e compagnia bella..
E sì anche senza Max Gazzé e il mio omonimo, che non sopporto più di tanto.

E le cose che abbiamo in comune non me piace!oh!

Cose alla “me”

Hai due biglietti della metro, uno è la corsa scaduta dell’andata, l’altro è quello buono per il ritorno.
Mentre scendi le scale e punti il cestino, perché la tua borsa ha solo 20 giorni ma già è piena di una vita di cartacce, ti dici nella destra ho il nuovo, a sinistra butto il vecchio, nella destra ho il nuovo a sinistra ho il vecchio…nella destr no nella sinistr….no asp..
Cazzo butti quello buono, ti giri ed è ovviamente passato lo spazzino che da una settimana non svuotava il cestino..e il tuo metrò in sottofondo passa…

Ne capitasse una….ma, son tipiche cose alla me…metafore di molteplici treni persi per la sbatataggine, sfiga o fatalità di aver lasciato andare sempre le carte migliori…

Duemilaecredici #2

Già 3 herpes labiali (tra l’altro contemporanee), 0 giornate di sport, 0 nuove foto, contenuto della calza della befana ancora disponibile in discrete quantità a distanza di una settimana…
Questo 2013 continua a non convincermi….ma continuiamo a crederci

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