Diario rumeno

Già di ritorno, questo viaggio pasquale è volato più del solito e oggi che è ancora festa ed è tra l’altro una bellissima giornata, io sono a casa a fare lavatrici e sistemare un bordello atomico. Ma va bene, alla fine un giorno di tregua prima di ritornare al bordello e a salvare vite comunicative, mi serve. Qui il cielo è blu abbagliante e ho lasciato il grigiume dell’est. Per fortuna non ha piovuto, ma un po’ di sole in più non sarebbe stato male. Freddo poi, non ne parliamo. Ma veniamo a noi: la Bucovina è bella e caratteristica. C’è un paesaggio davvero insolito, si passa dal cemento grigio di alcune città- comunque per me troppo affascinanti – ad una spianata di casette minuscole e prati immensi. Attraversi villaggetti superando carretti e donnine incappucciate, bambini dai musi lerci e mucche, cavalli, mandrie di pecore ruminanti. Non so però se siamo stati troppo timidi ma non abbiamo trovato tutte quelle situazioni da villaggetto come incontrammo in Maramures. Le situazioni erano molto simili ma i paesi sono un po’ più dispersivi perché fondamentalmente si sviluppano lungo la strada. Quindi fotograficamente è stato meno stimolante e suggestivo. Le chiese, seppur belle e colorate di oro e icone, sono meno raccolte delle biseriche in legno del Maramures. Non abbiamo trovato poi persone vestite in abiti tradizionali, forse non siamo stati nei posti giusti ma c’era l’imbarazzo della scelta perché le chiese erano tantissime ma i villaggi troppo distanti tra loro per coprire tutto. Comunque lo scenario dei monasteri è certamente molto suggestivo e particolare, ma in effetti fotografare nei momenti di preghiera, sebbene loro siano davvero molto disponibili, appare sempre troppo invasivo data la solennità del momento. Quindi mi è mancata quell’intimità e il raccoglimento del Maramures. Diversamente è stato più semplice trovare posti in cui mangiare e svagarci, senza dover per forza ingurgitare agnello e gulash a colazione. È sempre bello però immergersi in culture e vite diverse. In questi paesi, seppur si possono trovare negozi, pub e qualche centro commerciale, permane uno stile di vita semplice, contadino e ancora vedo molta povertà. Il mercato è sempre l’esempio migliore: banchetti lerci e contadini che espongono chili di cipolle, tuberi, animali e cibi sotto vetro dall’aspetto molto sospetto. Le persone sembrano distrutte dal lavoro, dall’alcol, hanno età incalcolabili, vivono chiusi nelle loro casette, alcune imponenti e ricostruite forse grazie all’aiuto di parenti emigrati. C’è voglia di ostentare ma ancora tantissima arretratezza. Ma chi può dir se sia meglio o peggio? Certo è che vedere le insegne di Zara o McDonalds in queste cattedrali di cemento non sempre è rincuorante, perché è la vittoria di un capitalismo spicciolo, che suscita il bisogno di un possesso liquido di contro alla forza delle tradizioni e della semplicità. Io comunque consiglio sempre di visitare questi paesi, che sono così sottovalutati mentre hanno una grande bellezza e ti consentono di staccarti dallo stress e dai ritmi incontrollabili e caotici della nostra cultura  lavoro e soldicentrica. Tra l’altro, con pochi soldi puoi ancora fare il nababbo. Spero di essere riuscita a tirare fuori qualche foto, per me in primis ma anche per far conoscere questi luoghi e, magari, far venire la voglia e la curiosità di visitarli. 

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