Cortili d’inverno

E così ieri si è concluso anche questo terzo laboratorio di scrittura. Un percorso lunghetto, che ha toccato più tematiche, dal racconto breve, alla sceneggiatura, al giornalismo, e che dato l’inverno buio, intenso e tempestoso, ho avuto un po’ di difficoltà a seguire con costanza.
Scrivere è difficile. E non dico scrivere bene, quello viene poi o per alcuni è un dono. Occorre costanza, calma o a anche ansia, a seconda di come ci sentiamo più predisposti alla creatività. Ma sicuramente, come per tutto, ci vuole tempo. Il bene più prezioso e assente di tutti noi.

Il nostro piccolo circolo di scrittori stinti cercherà di andare avanti, nonostante le difficoltà, perché scrivere e leggere e stare insieme ci fa bene.

Comunque, giusto pour divertissment, pubblico il mio “saggio” di fine anno, nello specifico un esercizio sul dialogo il cui titolo è, appunto, cortili d’inverno.

– Eccoti. Sono arrivata prima, mi stavo congelando così intanto sono entrata. Che freddo assurdo, hai sentito?
– Siamo a gennaio, che ti aspetti, di girare in canottiera? Comunque hai fatto bene.
– No certo, per carità, ma un clima così di merda come in questa città non l’ho mai trovato. Va bene il tavolo? Ho scelto questo con vista sul “déhor”, è il tuo preferito, giusto?
– Se lo dici tu, ma va bene.
– Che poi, chissà perché questa moda di chiamarli “déhors” e non cortili. Sono solo dei semplici e a volte squallidi cortiletti.
– Non sono cortili, sono déhors.
– Ma è la stessa cosa su, è questa mania dei torinesi di darsi per forza un tono.
– Quello che abbiamo di fronte casa nostra e dove piscia sistematicamente Audrey, anche se non potrebbe, è un cortile. Questo, invece, è un cazzo di déhor. C’è un fottuto gazebo o una qualche struttura riscaldata antipioggia, antifreddo, antitutto in un déhor. Quindi, non è una moda, è italiano o architettura, come cavolo preferisci.
– Ok madonna mia, quanto ti scaldi. Nel frattempo comunque ho anche ordinato da bere. Ti ho preso un Merlot, giusto? Per me uno Spritz… qui lo fanno da Dio, anche se impiegano tre ore a portartelo. Ah ecco, fai cenno alla ragazza, le avevo detto che ti stavo aspettando.
– Veramente avrei preferito una birra… comunque. Hai messo il vestito rosso, non è troppo pretenzioso per un aperitivo con vista cortile?
– Idiota. – Adele sorride e inizia ad agitarsi sul tavolo – Mi hai detto che era un’occasione speciale…
– Veramente ti ho detto che dovevo parlarti.
– Beh appunto, non parliamo mai… è un’occasione speciale! Che ti ho detto, ancora non c’è traccia delle nostre consumazioni… quanto son lenti. Volevo aspettare per fare un brindisi o magari trovarmi l’anello al posto del ghiaccio ma sono troppo emozionata… dai ti ascolto.
– Ma di che parli?
– Dai non fa niente, farò finta di essere sorpresa e tutto il resto però ti prego, non resisto più! Io sì, sì, lo voglio! L’ho sempre voluto! Cos’hai lì dentro eh, che da quando siamo entrati non fai che agitarti sulla sedia e guardare la 24 ore.
– Certo che sei unica.
– Uh lo so trésor, grazie!
– Allora, tesoro, eccoci. – Andrea tirò fuori dalla borsa un plico spesso di carte, da cui spuntavano post-it colorati un po’ ovunque. Posandolo sul tavolo fece un rumore sordo e sollevò un lieve strato di polvere.
– Ecco il mio nuovo contratto di lavoro. Ce l’ho fatta alla fine, sai? Ho ottenuto quella promozione, quel posto di prestigio per cui tu e tuo padre mi avete scassato le palle per anni. 200 mila euro annui, benefit, auto aziendale, un team di 50 persone a disposizione per dirigere la nuova sede di Londra.
– Londra? Wow amore ma, ma è fantastico! Finalmente lasceremo questa città triste e noiosa.
– No tesoro, io. Io lascerò questa città bellissima anche se di Londra non me ne frega una mazza, così come di questo lavoro. Ma lo accetterò pur di andarmene e lo farò da solo o meglio, con Silvia, sì quella con le tette grosse e la taglia 44 e che ogni volta ti fa inorridire perché veste da H&M e non si cura la riscrescita. Ti lascerò qui a rigirarti nelle tue lenzuola di cotone egiziano al profumo di sandalo a pensare a tutti i soldi che avresti potuto spendere alle mie spalle, alle cene di gala, alla beneficienza finta, al lusso che non avrai. Almeno, non sulla mia pelle.
Le labbra di Adele avevano iniziato a tremare e le sue dita ossute non smettevano di torcersi quei ricci che avevano osato sfuggirle dallo chignon.
– Ah e per inciso, ti sbagli. Non sono affatto lenti in questo posto perché non ci ho messo un cazzo a dirti tutto quello che pensavo da mesi, anni e uh, guarda, ecco il tuo Spritz di merda.
Io, vado a farmi una birra.

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