Diario di inizio anno (da Istanbul)

Gli anni passano, un capodanno dopo l’altro, tra un cenone e una lista di buoni propositi. Ed io inizio ad accorgermi sempre più del peso di certi anni, degli ultimi. Insomma, in questi giorni ho capito che viaggiare d’inverno proprio non fa per me. Non riesco ad organizzare una valigia adatta, probabilmente perché non sono una di quelle tecniche, che fa snow e settimane bianche ed ha abiti sportivi adatti e fighissimi, io adatto il mio abbigliamento romano e il risultato è stato un disastro. 3 strati di calze e pantaloni, 3 calzettoni con un polpaccio che manco Sebino Nela, 4 strati di maglie e maglioni, un piumino sempre più spiumato, tre ombrelli rotti per il vento, un paio di guanti bucati. Un continuo sudare lungo il cammino, nei posti bollenti, alternato a raffiche gelide da cacarella istantanea e punte dei piedi anchilosate.

Insomma, non so prenderla sportivamente e girare, per forza, con questo tempo, è stato abbastanza un incubo. Ogni pipi una lotta impari con strati e turca. Per non parlare del cenone di Capodanno che ho avuto il culo di passare seduta tra tre spifferi, rischiando un blocco della schiena a vita. E poi il cibo. Possibile che basta cambiare aria un giorno, una schifezza in più e mesi di palestra si vanno a benedire? Colite, gastrite, blocchi intestinali… Ecco ho l’assetto della donna Michelin, una colite che può sollevarmi e riportarmi direttamente a Roma, librando piume d’oca nell’aere. Non cho proprio più l’età, e più non voglio arrendermi e continuare a bere e mangiare e girare come non ci fosse un domani, più devo prendere atto dei miei limiti… e di due occhiaie che manco nelle settimane più intense di lavoro. Una donna che va al tappeto col caldo e non riesce però manco a sopportare il freddo… eppure le altre ce la fanno, ma come fanno?
Ora al pensiero di Londra a gennaio ho un po’ di brividi di ansia… xké anche lì la temperatura di certo non sarà caraibica, ma oramai… però giuro, basta viaggi al freddo e d’inverno. E per un po’ basta Istanbul.

Anche se è davvero una città pazzesca, unica. Un intero e totale universo circoscritto in questo angolo di terra sovraffollato, sovraccalcato, colorato, chiassoso. La città dei gatti, de commercio, del the, dei barbieri e del pane, dei dolci al miele, degli arazzi, le stoffe, le pietre, tra paccottiglia e mille e una notte. La città dei gabbiani, del mare, dei mari, dei battelli a tutte le ore, dei pescatori di cozze, dei sali e scende e delle 3000 moschee.
Speriamo di rincontrarci, speriamo di tornare e prima o poi di andare d’accordo.
E soprattutto, speriamo di farcela sto 2015!

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