No Saints for Anais

Ci si lamenta tanto delle feste, poi non fanno in tempo ad arrivare che già finiscono. Il traffico, la corsa agli ultimi regali, i pacchetti fatti all’ultimo ma al meglio che potevi e la carta che ogni anno avanza e non ricorderai di averla il prossimo anno. Io non ho avuto – ancora – febbre ma evviva, mi è tornato il raffreddore e da ieri sono di nuovo più cenciosa di prima. Ma mene sto qui congelandomi, nell’attesa che anche Holga si depuri del cenone in un parco desolato e umido. E umidi quest’anno sono anche i pacchi scartatati e abbandonati nei secchioni, scatole di giocattoli che hanno reso felici bimbi e avanzi di dolci e leccornie che come ogni anno ci stringono all’altezza della cintura.
Mi godo ancora un po’ di silenzio e accarezzo la mia pancia gonfia pensando che il primo compito del nuovo anno sarà non rimandare più una visita dal gastroenterologo.
Buon Santo Stefano… e chissà che fine avrà fatto quel bel Stefano vicino di casa di mia zia, che andavamo sempre a trovare a Via di Portonaccio, oramai quasi 25 anni fa.

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