Marry Anais

Pensavo ai matrimoni in questi giorni. Ci pensavo perché stuzzicata con battute al vetriolo da mia madre che, dopo 2 anni, ritiene assurdo non aver ancora visto il mio album matrimoniale, mio di me, che fotografa un po’ sono, che avevo 4 amici fotografi a fare il servizio, di cui uno pure famoso. E non ha tutti i torti, perché l’album in effetti ancora non c’è ed io ogni tanto me ne dimentico, ma quando me ne ricordo, mi dispiaccio un po’. Poi mi incazzo con mia madre, che la pratica del pungolamento estenuante mi manda in bestia e infiamma la mia coda di paglia. Un nuovo ragazzo con cui ho collaborato per un video matrimoniale ieri mi scrive, dopo appena due settimane dal lieto evento, avvisandomi che il prodotto sarebbe quasi pronto e che se c’era fretta si sarebbe sbrigato a finirlo prima delle feste. E io dopo due anni, ancora non ho un album. Però ho collaboratori puntuali.
Poi così, riflettevo di quanta gente in effetti si sposi ancora. Forse sono rimasti solo i miei amici a non sposarsi. Ma la gente lo fa, eccome. Ogni tanto mi capita, come un po’ a tutti, di ficcanasare nei profili di emeriti sconosciuti su FB, che magari mi hanno colpito per un commento o un link su bacheche di amici. E tac… scatta la foto profilo o la copertina del fatidico giorno. A volte hanno anche foto belle, più spesso sono un po’ raccapriccianti e da qui la considerazione di quanta improvvisazione ci sia in questo ambito fotografico, forse più che in altri.
Sono capitata proprio ieri sul sito di una nuova scuoletta di fotografia, probabilmente nata da uno studente appena uscito da un corso semi-professionale tale da sentirsi subito maestro, e ovviamente era immancabile la sezione wedding (tra l’altro sempre all’interno del sito della scuola). Una cinquantina di immagini, sì perché l’editing è una parola sconosciuta, di un unico e solo matrimonio. Probabilmente di un conoscente. Fatto a gratis. Con la rilassatezza di un hobby.

Mi rendo conto che, nonostante stia ancora aspettando un anno, sono stata fortunata a non dovermi porre il problema della scelta del fotografo. Perché è davvero una giungla. Tra chi spara decisamente troppo in alto, con foto d’antan, e chi proprio si butta, senza paracadute per i poveri sposi. Basta aver fatto un matrimonio ad un amico ed è subito mestiere. Basta una macchina costosa, la conoscenza di photoshop ed è subito servizio. Basta un corso di fotografia ed è subito scuola.
Io non sono nessuno, però un piccolo consiglio agli sposi mi sento di darlo: diffidate da chi ha siti fotografici dove le biografie sono più vaghe di quelle di una spia russa, che millantano titoli e pubblicazioni, che presentano un portfolio scarno, che denota scarsa conoscenza di un evento che è molto importante e si deve conoscere nei tempi e nei riti come l’unica poesia di cui avete ottima memoria. Ma diffidate anche di chi di foto ne anche fin troppe e non vi rende facile capire dov’è la sua bravura, il suo stile. Inoltre, state alla larga dalle fabbriche di matrimoni, perché sarete solo numeri. Meglio pochi servizi ma buoni, e con tempo sufficiente dedicato alle vostre foto. 
Non abbiate fretta. Due anni forse sono assai, ma non pretendete un album dopo appena 1 mese. Infinite non scegliete solo in base al prezzo. Conosceteli, incontrateli, chiedete referenze se possibile. Anzi, usate il passaparola! Tanto, avrete per forza almeno un amico sposato!
Contano anche i divorzi. 

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