Del tempo che passa la felicità

Da quando ho ritmi di lavoro sempre più frenetici, non amo molto lavorare la domenica. Lo accuso, accuso la mancanza di tempo per me, il bisogno di prendermi cura di ciò che mi interessa, delle mie cose dalle necessarie, come fare le lavatrici, alle salvifiche, come una bella passeggiata in centro o una lezione di pilates. Mi piace venire al locale ma è una dimensione pubblica ed io invece ho sempre più bisogno di una dimensione intima in cui rintanarmi e far riposare un po’ l’ansia che nei primi giorni di questo nuovo anno, entrato subito a gamba tesa, è tornata a fare capolino.
Guardo dalla porta finestra quel poco di luce che ancora c’è prima che all’improvviso cali il buio e ascolto distrattamente discorsi noti sulla fotografia e come sopravvivere ad essa e ai progetti im-possibili.
Ad ogni modo oggi è stata una giornata in cui sono riuscita ad incastrare più cose, la palestra, portare vestiti che avevo ammassato da mesi al mercato dell’usato. Ieri una bellissima passeggiata in centro mi ha regalato scorci poco noti della mia amata e odiata città. Adoro andarmene in giro da turista, vorrei riscoprire la città anche grazie alla fotografia e aggirarmi per le strade come novella Vivian Maier ma in quest’epoca sembra sempre tutto così banale e già visto che mi passa la voglia.

Vedremo, cosa incontreranno di nuovo i miei occhi in questo 2018.

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