Archivio | dicembre 2011

Things change

E’incredibile come luoghi che per molto tempo sono stati familiari, diventino quasi estranei.

Oggi mi son ritrovata a girovagare nei pressi del mio vecchio ufficio (che non è neanche molto distante dall’attuale) e dove dal 2005 al 2006 ho trascorso molte delle mie giornate e pause pranzo, tra una bancarella, un negozio, una pizzetta rossa e una visita dallo psicologo.
Eppure mi sembrava di essere quasi una turista: guardavo estasiata le mille vetrine, tra nuovi sfavillanti negozi e vecchie bottegacce servite da commesse scazzate dove ho comprato spesso i miei vestiti ( e dove oggi ovviamente non ho potuto trattenermi) e mi tornavano in mente persino occasioni in cui li ho indossati o vecchi colleghi che purtroppo ora non ci sono piu’.
Forse questo è cio’che più amo di questa città: come nel suo essere eterna e giurassica sappia comunque rinventarsi e come, a distanza di anni, riesca ancora a stupirmi come una bambina davanti alla calza della befana.
Le vie della malinconia sono infinite.

Ps: pero’entrare da Castroni, una delle torrefazioni piu’famose di Roma, chiedere un caffè e sentirsi dire: “abbiamo eliminato il caffè “è triste e sconcertante, piu’che malinconico.

Attitude

È sempre così…prendere l’ombrello quando invece dovresti portarti un paio di occhiali da sole.
La vita è una questione di attitude.

Presepe Pulp

L’erbetta ghiacciata costellata di cartacce di preservativi fluorescenti dei trans di Piazza dei Navigatori, mi solletica un immaginario bucolico metropolitano molto pulp.
Pure troppo.
Ed io, novella Gretel contemporanea, cerco la mia strada per uscirne “immacolata”.

Ps: adoro la app di wordpress x iphone: ha reso i miei lunghi tragitti cittadini molto piu’creativi.

Come ogni Natale…

… si maledice di non essersi presa più giorni di ferie.

Perché la speranza di tenerle per poter viaggiare, chissà dove ma basta ovunque, ogni fine anno fa capolino tra i primi nuovi propositi.
Che il 2012 mi porti altrove, ma non qui.

Some days

Di quelle giornate in cui il giorno diventa notte, la notte giorno e 24 ore sembrano piu’lente, in cui la colazione diventa pranzo e il pranzo cena, in cui l’orologio si dimentica e il mal di testa passa rilassandosi, in cui la mattina non conosce sveglie, il corpo strette divise da lavoro né ruoli sociali impropri, in cui si mangia con le mani davanti la tv, e il dolce si mischia col salato e il vino si sostituisce all’acqua e ogni strappo è lecito.
Di quelle giornate fatte di pigrizia e gola, vecchi film e divani fin troppo comodi ad accoglierti.
Di giornate come il Natale, almeno da queste parti, cene fossero di più…